Avellino – Una discussione franca e senza paracadute. Due gli argomenti: rifiuti e ambiente. Tema centrale del dibattito provinciale e punti salienti della campagna elettorale promossa dal Pdci. Al tavolo Antonio Petrozziello, Antonio Gengaro e Vito Nicola Cicchetti moderati dal giornalista Luigi Basile. “L’esigenza di un adeguato dialogo con l’opinione pubblica è fortemente sentita – ha esordito Cicchetti – Un confronto con chi ha chiaro il quadro della situazione è il miglior modo per aprire il dibattito”. Così il Pdci affronta una questione scottante che imperversa sul territorio con l’incubo delle mancate soluzioni. “La provincia soffre di questa problematica da oltre 10 anni. Tanti i piani regionali redatti che tuttavia non hanno mai portato a nulla. Nessuna scelta definitiva, nessun programma condiviso. Tutto è stato formalmente pianificato: stazioni di trasferenza, Cdr, isole ecologiche. Ma sostanzialmente è mancata la tappa finale di un ciclo completo: la termovalorizzazione”. Un ciclo incompleto forse anche a causa di una opinione pubblica alquanto reticente, sempre pronta a manifestare per gridare il proprio dissenso ma in fin dei conti poco attenta a soluzioni alternative. A tal proposito non poteva mancare il riferimento alla differenziata rispetto alla quale si registra “una inerzia che non permette all’Irpinia di raggiungere la soglia minima prevista dal Decreto Ronchi (35 per cento). A questo stato di cose intendiamo reagire. E vogliamo farlo mettendo insieme le aree della sinistra pronte a battersi per una diversa gestione del territorio”. Da Cicchetti la parola passa a Petrozziello, voce competente in senso tecnico quale ex presidente del Cosmari Avellino 1. “Il problema è complesso e non si riduce ai soli rifiuti in strada. Non si vuole cogliere l’effettiva portata della questione. Ereditiamo una situazione pregressa che ci ha condotto a questo deficit. L’emergenza è partita nel ‘94 e non perché mancassero discariche ma perché le stesse erano mal gestite. Ora dobbiamo dire basta alle scelte poco razionali. Scelte sì ma basate su una strategia”. Riferimenti anche a proposito dei numerosi piani stilati ma conclusi prima della loro attuazione. “Nel campo dei rifiuti meglio una posizione sbagliata che nessuna. E’ più dannoso, infatti, cancellare un piano e farne un altro piuttosto che portarli a termine anche se con qualche modifica. L’inconcludenza porta inevitabilmente ad un aumento di costi a causa di un sistema di gestione inadeguato”. E se sembrano scarseggiare le strategie non mancano certo le proposte: “Un piano regionale, un piano provinciale ed una raccolta differenziata che sia il perno con cui si costituisce una gestione complessa in cui sono fondamentali anche gli impianti”. Una risposta anche a coloro che sostengono di poter fare senza: “Quella è pura demagogia”. Critico sulla gestione il consigliere Antonio Gengaro: “Assisto incredulo a ciò che dice Spagnuolo. Sono mesi che il Piano presentato non viene approvato. Ed io lo contesto. Contesto i costi. Contesto gli ‘interessi’. Contesto la qualità”. (di Manuela Di Pietro)
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