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“Ci stiamo sforzando di cercare una soluzione per la riduzione dell’IMU sulla 1° CASA (quota di competenza del Comune) – continua – attraverso il meccanismo delle DETRAZIONI da riconoscere a particolari situazioni soggettive, familiari e reddituali (proprietario 1° casa portatore di handicap o con un elevato grado di invalidità o che ha nel proprio nucleo familiare un portatore di handicap, oppure anziano domiciliato in casa di cura, o proprietario 1° casa con contratto di mutuo non inferiore a 15 anni). Insomma, per le persone meno abbienti. Pensiamo a detrazioni da un minimo di 50,00 euro ad un massimo di 150,00 euro. Come far fronte a questo minor gettito IMU sulla 1° casa? Tra le possibili soluzione potrebbero esserci:
1) PARTECIPAZIONE DEI COMUNI ALL’ATTIVITA’ DI ACCERTAMENTO dell’Agenzia delle Entrate, in virtù di convenzione stipulata nell’aprile 2011 fra l’Agenzia delle Entrate e il Comune di Avellino. In base a questa convenzione il riscosso da attività di accertamento dell’Agenzia delle Entrate su “segnalazioni” dei Comuni va interamente nelle casse comunali.
2) RIGOROSA RAZIONALIZZAZIONE DEI COSTI ORDINARI
3) FORTE INTERVENTO CON TAGLI NETTI DEI CD. “SPRECHI”;
4) RIDUZIONE E/0 ELIMINAZIONI DELLE CONSULENZE ESTERNE
5) VENDITA DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE COMUNALE CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AI BENI OGGETTO SOLO DI SPESA.
Siamo convinti che la razionalizzazione della politica non è fine a sé stessa ma indirizzata al benessere dei cittadini che rappresenta. Riteniamo che una maggiore efficacia ed efficienza nei tempi e nei modi dell’approvazione degli strumenti anche urbanistici e di organizzazione generale dell’attività amministrativa possa evidenziare alternative al ricorso indiscriminato e vessatorio dell’imposizione a carico dei cittadini. Siamo sempre più convinti che la gestione del Comune non diverge in linea teorica dalla gestione della finanza della propria famiglia (a casa propria, in caso di difficoltà economiche, il primo intervento è la riduzione delle spese e degli “sprechi” e solo dopo si chiede il sacrificio ai propri figli a produrre di più). L’idea politica che sta maturando nelle nostre discussioni è una politica del FARE e tra i primi obiettivi vi è quello della individuazione dello SPRECO ad ogni livello qualificandolo per tale e non per valore. Siamo certi che il peso economico della macchina amministrativa non dipenda solo dallo spreco perpetuato, ma quest’ultimo non può essere più tollerato ed economicamente sopportato dal cittadino/contribuente”.