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Avellino ricorda i bombardamenti del ’43: memoria diventi impegno per la pace

Avellino

AVELLINO – Ricordare l’orrore della guerra vuol dire anche rafforzare la pace. E’ su questo tema che il commissario prefettizio Giuliana Perrotta ha voluto celebrare una ricorrenza tragica per la città capoluogo, quella del primo giorno di bombardamenti sulla città di Avellino il 14 settembre del 1943, una strage che nei giorni successivi avrebbe portato ad un bilancio di tremila vittime. Il prefetto Perrotta ha deciso di riflettere anche oltre la mera ma sempre significativa deposizione della corona alla lapide in Piazza del Popolo che ricorda quella strage e quella in Piazza Kennedy che ricorda il sacrificio dei marinai di Irpinia, venuti dai monti e morti per la patria in mare. Alla cerimonia erano presenti insieme al commissario prefettizio Giuliana Perrotta, il subcommissario e capo di gabinetto della Prefettura De Felice, la vicepresidente della Provincia di Avellino Laura Cervinaro, il comandante provinciale della Gdf Leonardo Erre, i rappresentanti di Questura, Carabinieri, Vigili del Fuoco e Esercito. Presente anche il direttore dell’ufficio Scolastico provinciale Fiorella Pagliuca e il direttore generale dell’ASL Maria Concetta Conte. Il secondo momento della giornata ha visto confrontarsi sul tema: “Ricordare la Guerra per affermare la Pace” il commissario Perrotta e il vescovo di Avellino Arturo Aiello. “Il ricordo deve diventare anche consapevolezza ed impegno- ha spiegato Perrotta- Consapevolezza di quanto la guerra sia assurda e l’impegno a rispettare la vita sempre e dovunque. Ecco perché siamo qui per ricordare quell’eccidio, quel bombardamento e per affermare con forza la nostra volontà di pace. Ci siamo resi conto in questi ultimi tempi che la pace non sempre è scontata, soprattutto va costruita. Non possiamo fare granché, ma ognuno di noi però può fare qualcosa nel comportamento, nelle relazioni con gli altri. Nel segno del dialogo, della non violenza, della comprensione”. Il vescovo, riferendosi anche all’attualità e alla citta’ di Avellino, ha ricordato che c’è la necessità di una “cultura della pace”, che paradossalmente diventa più importante “della pace da farsi subito”. perché altrimenti siamo destinati a perire. Come vedete la cultura della Pace è il tessuto connettivo che irradia in bene tutto il tessuto sociale o in suo assenza avvelena anche le parti più lontane. Sembra in questo momento un discorso piuttosto aereo, invece è tanto concreto. Per chi chiede la collaborazione di ciascuno di noi per l’istituzione che rappresenta. Quindi oggi, fare memoria di 82 anni fa, dove la distruzione e la morte è entrata in questa città, ci fa a pensare a Gaza, ci fa pensare all’ Ucraina e a tanti popoli invasi sotto l’indifferenza del mondo, forse anche la nostra. Perché le notizie della guerra non sono più in prima pagina. Segno che è smaltito il loro lustro di interesse e quindi vanno in seconda, in terza pagina. Anche nell’organizzazione delle notizie sui telegiornali o dei giornali noi abbiamo la percezione di una assuefazione. Questa è una cosa gravissima. Significa che siano 100 o 200 i bambini uccisi non fa nessuna differenza. Come se la violenza ormai fosse entrata nel nostro vocabolario”.

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