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Dopo il recente ‘divorzio’ dal ‘Gambero Rosso’, Slow Food è in piena attività per la nuova guida che nascerà quest’anno. E, per il presidente Burdese, si tratta di un vero e proprio tour de force per delineare le prime idee su un’opera attesa come strumento che vuole andare oltre e che punta ad offrire al consumatore una visione più ampia di quella che nasce dalla sola analisi sensoriale, raccontando un vino anche attraverso gli uomini, le culture, la terra, l’agricoltura o il clima che determina il carattere di un’annata.
“Non sarà una guida dei vini buoni, giusti e puliti – ha affermato il presidente di Slow Food Italia – temi comunque a noi cari, ma una fotografia dell’esistente soprattutto con un punto di vista privilegiato sulla scala locale che per noi è un aspetto esclusivo. Proprio per questo, prima di parlare dei migliori 50 rossi italiani, metteremo in evidenza i 30 rossi più buoni di una regione e permetteremo al consumatore di conoscere e visitare un territorio attraverso le bottiglie”.
Un riferimento, quest’ultimo, che non nasce a caso. Da qualche tempo, infatti, per Slow Food, bisogna spronare i vignaioli a credere nella vendita diretta in cantina. Una pratica poco diffusa e che può rappresentare il futuro delle aziende in quanto irrinunciabile pezzo di fatturato ed anche per i consumatori viste le loro pressanti richieste.