Avellino – Palazzo Caracciolo apre le porte al ricamo

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Avellino – Una mostra rara ed unica nel suo genere. Palazzo Caracciolo apre le porte ad un’arte centenaria e ricca di tradizione: il ricamo siciliano. A partire dal 5 maggio, presso la galleria dell’Ente di piazza Libertà, saranno in esposizioni esemplari e lavori realizzati dalle ricamatrici della scuola siracusana e palermitana. Lo “sfilato siciliano” è una delle più note manifatture del ricamo. Diffuso soprattutto nella parte sud-orientale dell’isola, lo sfilato è un tipo di ricamo a traforo ottenuto sfilando da un tessuto, solitamente lino o cotone o seta, una parte dei fili, riunendo e annodando quelli rimanenti in modo da formare, con il gioco dei pieni e dei vuoti, disegni figurativi e geometrici. La gamma degli elaborati è ampia: dalle grandi tovaglie ricamate con vaste zone di sfilato, ai corredi da notte, ai tendaggi finemente ricamati. Articolata è la varietà dei disegni realizzati: giochi di pura geometria con rigorosi effetti di chiaro scuro, decori floreali stilizzati, antiche simbologie araldiche, zoomorfe e religiose, ornamenti barocchi, augurali motivi ottocenteschi quali il putto alato con il sole e le rose. Studi dimostrano come l’arte del ricamo in Sicilia fosse stata praticata già al tempo dei Musulmani e come i Normanni l’abbiano poi coltivata e incentivata fino a farne una delle maggiori attività degli Opifici del Palazzo Reale di Palermo. Il ricamo si diffuse rapidamente in tutta la Sicilia con lavorazioni di ogni genere, da quelle preziose con fili d’oro, perle e coralli per vestimenti principeschi e curiali, per arredi aulici, per paliotti e gonfaloni e altri apparati ecclesiastici, all’abbigliamento popolare e arredamento per la casa. Nel XV secolo entrano in vigore le Leggi Suntuarie che proibiscono i ricami con fili d’oro e d’argento per frenare l’uso di materiali eccessivamente sfarzosi; in alternativa si evolve rapidamente come modalità di abbellimento il “ricamo in bianco”, eseguito su tela bianca con filo bianco. Tra ‘500 e ‘600 l’arte del ricamo diviene esercizio per giovani dame che imparano a ricamare prima di sposarsi o entrare in convento; la capacità di ornare i tessuti diviene requisito necessario nella classe elevata per una perfetta educazione femminile. Il ricamo è diffuso però in tutti i ceti sociali ed anzi era attività privilegiata delle giovani orfane ospiti dei conventi e degli orfanotrofi oppure di giovani che venivano date in affidamento a famiglie nobili o ricche che, in cambio di vitto e alloggio, le impiegava per tutta la vita alla realizzazione dei corredi. Nell’800 il ricamo in bianco celebra il suo definitivo trionfo ed è onnipresente nella biancheria personale e da casa, con grande varietà di punti e fantasia dei motivi decorativi. L’attitudine al ricamo è stata tramandata di generazione in generazione fino ai nostri giorni, insieme alle diverse tecniche di ricamo in bianco. Durante l’esposizione alcune ricamatrici illustreranno le tecniche che hanno ‘esportato’ l’arte del decorare con ago e filo nel mondo. In particolare, verranno eseguiti al momento i due tipi di “ricamo in bianco” caratteristici della tradizione siciliana: il “filet” e lo “sfilato”.

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