Avellino – Osservazioni al Puc: ecco come la pensa lo Sdi

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Avellino – Complessivamente favorevole al Puc la posizione dello Sdi capitanato da Mattia Trofa. Lo conferma ancora una volta la conferenza stampa convocata dal partito dei socialisti (al tavolo c’erano anche Troncone, Acocella, Di Pietro e Ascolese, mancava Spina) che ha fatto emergere osservazioni e proposte alternative in merito al futuro urbanistico della città capoluogo. Un’occasione, insomma, per chiedere di valutare ed apportare al piano adottato precise variazioni. Gli argomenti: mitigazione del rischio sismico e rinnovo urbano; dissesto idrogeologico; uffici giudiziari; viabilità e parcheggi; centro storico; piani esecutivi vigenti; ricostruzione post sisma dell’80; edifici scolastici; ferrovia; Fenestrelle; porticati e seminterrati; Pip in contrada S. Eustacchio; normativa d’attuazione.
“Ad Avellino c’è un patrimonio edilizio non adeguato alla normativa sismica. Il 70-80 per cento degli edifici pubblici e privati rientrano in questa categoria. Poi si aggiunge il degrado strutturale ad esempio di S. Tommaso”. E’ lo scenario di partenza. Da qui le ipotesi suggerite dall’ingegnere Troncone: “Ricorrendo alla 219 si potrebbe istituire una normativa per la quale individuare una zona di recupero nella quale inserire tutti i fabbricati non antisismici”. In queste aree infatti la legge, a quanto pare, prevede un piano di recupero con vantaggio in agevolazioni fiscali e burocratiche (“E’ sufficiente l’adozione del piano per partire con i lavori”). Si passa poi al secondo punto, ovvero dissesto idrogeologico: “Il problema è ormai quasi generalizzato. Basti pensare che vari eventi franosi si sono prodotti in aree che non erano contemplate fra le zone a rischio del Prg adottato nel 2003. Il che insinua non pochi dubbi sull’attualità degli studi effettuati a corredo del piano”.
Il dossier dei socialisti si propone quindi di subordinare l’edificabilità delle zone rurali in generale, nonché di quelle ad esse contigue e aventi medesime caratteristiche geo-morfologiche, a studi di dettaglio che valutino puntualmente gli aspetti non solo geologici e idrogeologici ma anche idraulici e morfologici adeguatamente estesi al territorio circostante. Osservazioni anche sugli Uffici giudiziari: “Suscita perplessità la localizzazione del tribunale in frazione Valle. A parte considerazioni di ordine storico-culturale, il palazzo di giustizia ha rappresentato in tutte le epoche il cuore della città”. La prevista delocalizzazione, quindi, appare “fortemente penalizzante sia per gli operatori del settore che per tutte le attività terziarie indotte”.
Su Viabilità e parcheggi: “La città di Avellino è al centro di un sistema urbano costituito da 22 comuni, dei quali quattro -Avellino, Mercogliano, Atripalda e Monteforte- ne costituiscono il nucleo funzionale. I residenti in città sono poco meno di 60 mila, mentre quelli del nucleo raggiungono le 82 mila unità e quelli dell’intero bacino 175 mila. L’interscambio con la città, somma dei flussi di persone residenti in Avellino e non in ingresso ed in uscita tra le 7 e le 21 di un giorno feriale, raggiunge un valore di circa 90 mila unità. Le auto in circolazione ad Avellino sono circa 32 mila, quelle quotidianamente in città 80 mila. I picchi di spostamento sul territorio ammontano a circa 17 mila autovetture nell’ora di punta del mattino e 19 mila e 500 nell’ora di punta serale…”.
Dati che lasciano spazio all’ennesima proposta: prevedere lo spostamento del casello di Avellino Ovest in un punto idoneo compreso tra Valle e via Tagliamento, “eliminando una volta per tutte – continua Trofa – l’ipotesi irrealizzabile e illusoria del terzo casello”. In via subordinata, il dossier prevedere la realizzazione di un raccordo stradale idoneo al traffico che colleghi il casello Avellino Ovest con la Città Ospedaliera, lo stadio Partenio, il Palazzetto dello sport, la piscina comunale e dunque la Bonatti, da collegare al raccordo Avellino-Salerno e al casello Avellino-Ovest. Ancora, sul centro storico non si condivide l’ipotesi progettuale formulata. “… Gli interventi da attuarsi dovranno essere basati sull’utilizzo di verde, luci e modeste opere infrastrutturali…”.
Piani esecutivi vigenti e ricostruzione post sisma dell’ ’80: “Oltre che a finalizzare il Puc alla prevenzione antisismica dell’intero patrimonio edilizio esistente, in conformità ai recenti orientamenti del legislatore regionale e nazionale, si deve tener conto della circostanza che la ricostruzione post sismica dell’80 non è stata definitivamente completata e che il nuovo Puc deve essere ancora funzionale al completamento della ricostruzione della stessa…”.
Per superare almeno parte di quanto evidenziato, lo Sdi propone di individuare inoltre su una specifica tavola grafica tutti i piani attuativi vigenti all’atto dell’adozione del Puc.
Ancora, di individuare le aree in cui le previsioni di piano sono ritenute assolutamente prevalenti rispetto alla previsione urbanistica connessa alla ricostruzione ex Legge 219. E la lista continua. Edifici scolastici: “La localizzazione all’interno della città presenta e genera non pochi problemi: dal traffico all’inadeguatezza funzionale rispetto alle nuove norme sulla scuola”. Da qui una delocalizzazione di edifici e la realizzazione di un campus all’esterno dell’attuale edificato. Infine, Ferrovia: “Si suggerisce un miglioramento della viabilità di accesso alla stazione ferroviaria per rendere più agevole e proficuo l’utilizzo del mezzo agli utenti…”.
Sul Fenestrelle, la proposta è di eliminare tutte le previsioni contrarie al ripristino e alla conservazione dell’eco-sistema originario e delle testimonianze storico-architettoniche in esse presenti. Porticati e seminterrati, ancora, vedono lo Sdi raccolto nella destinazione parziale o totale dei porticati esistenti, badando alle attività terziarie al fine di equilibrare, il più possibile, soprattutto nelle periferie cittadine, il rapporto tra residenze e altre attività. Il tutto implicherebbe notevoli vantaggi anche dal punto di vista dell’isolamento termico degli edifici e del conseguente risparmio energetico. Inoltre si propone la destinazione parziale o totale dei seminterrati esistenti ad attività terziarie sussistendone i requisiti igienico sanitari.
Insomma, lo Sdi avanza le sue osservazioni facendole presenti anche alla stampa. Proposte che non inficeranno la votazione del Puc, ma che, ad ogni modo, vedranno il partito dei socialisti non concorde rispetto ai punti presi in esame.

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