Avellino – Si accende la polemica sulla decisione di tenere aperti i negozi il Primo Maggio. Con la Cgil, che ha fortemente criticato tale scelta, scende in campo Beniamino Petracca del Pcl che bolla la vicenda come ‘risibile’.
“Eccepiamo – spiega – che la crisi non può essere certo sconfitta con lo sfruttamento inumano dei lavoratori, che sono stati e sono i primi a pagarne, più duramente, le conseguenze. Piuttosto la crisi del commercio va combattuta, cercando di calmierare, per quanto possibile da parte delle autorità i canoni di fitto dei locali commerciali, che hanno raggiunto, a causa della speculazione dei proprietari e di alcune immobiliari, troppo accondiscendenti ai loro desideri, cifre stratosferiche, al di fuori del mercato e superiori anche a quelle che si pagano per le vie principali di metropoli come Napoli e che non fanno altro che favorire i riciclatori, a discapito dei veri commercianti e che alterano, in modo pesante, la concorrenza. Conseguenza di ciò, sono i numerosi negozi che chiudono, specie quelli storici e quelli che non hanno altri scopi se non l’attività commerciale”.
Di qui l’appello: “L’amministrazione comunale è invitata a rispettare i diritti dei lavoratori. Se proprio decide che i negozi devono stare aperti il primo Maggio, ordini e controlli che aprano solo quelli in cui lavorano esclusivamente i gestori e non i dipendenti. Condividiamo lo sconcerto e l’indignazione del Segretario provinciale della C.G.I.L. Petruzziello, ma non la sua proposta di apertura sostitutiva la domenica successiva. Secondo noi il diritto sacrosanto al tempo libero ed al riposo, non possono essere barattati con un’assunzione regolare o con il pagamento dello straordinario. In conclusione invitiamo i nostri amministratori ad un atto di resipiscenza in extremis ed a disporre l’obbligatorietà della chiusura degli esercizi commerciali sia per sabato 1 che per domenica 2 maggio. La crisi non la paghino i lavoratori, ma quelli che l’hanno causata”.