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Avellino – Morelli al seminario del Pd sul “Lessico democratico”

Avellino – Ieri pomeriggio alla Casina del Principe il primo appuntamento del ciclo di seminari del “Lessico democratico”, iniziativa curata dalla responsabile regionale Cultura del Pd Emiliana Mannese.
“Quali sono le parole chiave del Partito democratico? Quanto le storie dei partiti e delle anime che lo hanno composto ne determinano il presente e l’immediato futuro? Quanto è ancora appropriata l’interpretazione del lessico “classico” dei partiti del ‘900? Sono queste le riflessione che hanno dato vita all’incontro di ieri pomeriggio, nato dall’esigenza del Pd di confrontarsi con intellettuali “per ridefinire, ricostruire e ricontestualizzare, un nuovo lessico politico, condiviso, per il Partito democratico” queste le parole di Emiliana Mannese.
Grande apprezzamento per l’iniziativa da parte dell’on. Iannuzzi, segretario regionale Pd, che ha riconosciuto in questa ciclo di iniziative il percorso adeguato ed inevitabile, attraverso il quale il partito può ripartire in Campania. Ai margini dell’incontro il Prof. Ugo Morelli ha illustrato la sua relazione sull’argomento in questione. Morelli ha ricostruito il “concetto dell’altro”, soffermandosi sul bisogno che la società ha di riconoscere l’altro per capire a pieno se stessa. “L’altro è lo specchio della nostra identificazione – ha spiegato il professore -. L’altro è necessario proprio perché genera paura, quella paura che ci aiuta a comprendere la fragilità della nostra esistenza. Esistenza che in questa fase si manifesta a pieno nella profonda crisi che la democrazia sta vivendo nel nostro paese, in maniera “scivolosa” e dunque maggiormente preoccupante”. Morelli si è poi ricollegato al vincolo che lega l’essere umano e al passato: “Di fatto la parola tradizione ci tranquillizza, ma soprattutto le nostre difficoltà interpretative del presente, sono legate all’ostinazione nel voler continuare, erroneamente, ad interpretare il presente con lo sguardo rivolto al passato. La democrazia è a serio rischio, in quanto sempre più, si identifica, non più nella totalità delle sue forme ed espressioni, bensì, nella sola voce di chi ha vinto. Ed è proprio da queste circostanze che nasce l’esigenza di introiettare l’altro per definire, al meglio, ciò che siamo, ma soprattutto, per definire ciò che vorremmo essere. E dunque, la paura è necessaria, ma va interpretata nella sua giusta dimensione, altrimenti, questa genera “illusione” che non è il sinonimo di immaginazione, bensì, la sua negazione più profonda. La paura non va negata, ma “affrontata di petto”. Esempio: si rifletta, su come oggi si sia istaurato una sorta di “revival etnico”,nel momento in cui l’uomo diventa planetario, come se questo elemento fosse l’unico in grado di trasmetterci sicurezza. In tal senso l’esempio della Lega è forviante. Ma attenzione – continua Morelli -, ad affidargli le possibili soluzioni interpretative del nostre presente, che in questo caso diverrebbe nient’altro che l’amplificazione dell’individualismo puro. Proprio nel momento in cui necessitiamo di comunitarismo. Di fatto, la paura distrugge “l’immaginazione”, creando l’illusione forviante, che ci allontana, inevitabilmente, dalla “immaginazione concreta” della quale oggi necessitiamo più che mai, al fine di poter comprendere ed interpretare la smaterializzazione della società. Il vero rischio per la democrazia contemporanea è la dematerializzazione della società avvenuta nel ’77. Per riuscire a pieno ad affrontare le sfide che ci attendono, bisogna avere il coraggio di abbandonare il passato, inteso come elastico dietro la schiena, che genera “dipendenza dalla storia”, in particolar modo se questa ci ha visto vincenti e di successo. Tutto ciò si supera attraverso la corretta interpretazione della paura, unico modo per raggiungere un modello di innovazione e discontinuità che diventa sempre più, l’unica via d’uscita percorribile. Dunque abbiamo la necessità di investire in discontinuità. Discontinuità che sia in grado di generare conflitto, unico strumento attraverso il quale innestare l’innovazione ed il ricambio generazionale”.
Le conclusioni sono state affidate al sen. De Luca, che ha sollecitato il proliferare di appuntamenti, intesi come momento profondo di confronto e costruzione di nuovi modelli innovativi e di ricambio della classe dirigente.

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