Avellino – L’amministrazione comunale di Avellino ha finalmente pubblicato il bando relativo alla riqualificazione di piazza Duomo e l’area attigua, cuore della città antica e luogo dell’identità cittadina. Dalla lettura del bando riemerge quello che tre anni or sono, nel corso di un incontro tenutosi presso la sala parrocchiale della curia, venne presentato, con una bruttissima locuzione di origine sindacalese, come “struttura polifunzionale”. Detta struttura dovrà essere realizzata in pieno centro antico tra piazza Duomo e via Seminario. “Con tale manufatto – è la nota di Pasquale Matarazzo – di cemento armato, a ridosso del Duomo, antistante e latitante i ritrovamenti archeologici, a mo di budello, come ebbi modo di definirlo nel primo incontro cittadino, data la ristrettezza dello spazio, si doterà la città di Avellino, di un altro mostro che farà da pendant a quello già esistente nella piazza, di lato alla chiesa di S. Biagio. Con la realizzazione della struttura polifunzionale, piazza Duomo di Avellino, come ha considerato l’illustre avellinese Federico Biondi, assomiglierà a piazza Pio II di Pienza, dove al lato della cattedrale vi è Palazzo Piccolomini, opera dell’architetto fiorentino Bernardo Gambarelli, detto il Rossellino, che fece di Pienza un esempio raro di unità stilistica e di organica pianificazione in tempo rinascimentale, in linea con la città ideale. La struttura informe di cemento armato, tra piazza Duomo e via Seminario, fortunati noi, sarà il palazzo Piccolomini di Avellino, vero esempio, in questo caso, di pianificazione cementizia. Un altro vantaggio della struttura sarà quello di oscurare, definitivamente, la splendida torre campanaria del Duomo, vero scrigno di tesori, quali metope romane e altro materiale millenario di risulta, già allo stato offuscata dal locale caldaia che nasconde alla vista il basamento. Riconosco la necessità di dotare l’area di contenuti e una struttura, non invasiva, che funga come centro tematico – multimediale e sala mostra è necessaria a rivitalizzare tutta l’area, ma non affianco al Duomo, dove, come tra l’altro già riportato nel PUC, sono previsti una serie di vuoti e pieni, ipotesi già concretizzatesi nella città di Atripalda nei pressi dello Specus Martyrum, con i vari materiali millenari di risulta conservati nell’area di sedime del Malepasso. Sottolineo, tra l’altro, che in sede di discussione del Puc, il Consiglio Comunale di Avellino, bocciava l’osservazione n. 174 della curia vescovile che chiedeva l’assegnazione dell’area e l’aumento di volumetria. Mia auguro che l’amministrazione sia sensibile a questo richiamo e che, come per via San Francesco Saverio, dove il ripristino dello stato dei luoghi ha cancellato la struttura in cemento che si stava realizzando, ridando identità ad un luogo e i fatti mi hanno dato ragione, anche per piazza Duomo, non si perpetui l’orrore edilizio e insieme si realizzi un opera condivisa che riporti a vivere il luogo con i giusti contenuti, con opere non invasive che creino quel riammagliamento degli altri pezzi di storia presenti dando così giustizia alla città tardo rinascimentale, voluta dai Caracciolo, che la natura e la mano devastatrice dell’uomo ha quasi del tutto cancellato.
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