Avellino – Le verità di Adiglietti. Nel mirino Masi e Pesiri

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Avellino – Adiglietti parte da lontano e alla fine qualche nome e cognome lo fa, non senza precisare: “Se le istituzioni non si danno autorevolezza non sono credibili. Ecco perché non dobbiamo minimizzare le questioni. Altrimenti varrà anche per noi la storia della moglie di Cesare”. L’esponente cittadino dei Ds tira le somme di un’esperienza amministrativa che ha visto la Quercia “battersi per la democrazia e la legalità”. “La vicenda di Antonio Gengaro – comincia così Adiglietti – è una triste conferma. Voglio dire a Gengaro che ci può dividere tutto ma non il rispetto per la democrazia e la legalità. Chi pensa di trovarlo da solo ha sbagliato. Chi pensa che minacciando possa impedire ad un consigliere di esercitare il proprio ruolo, si sbaglia. Questa sembra una città che dorme, ma le corde sono state toccate. E’ un livello inaccettabile. Ringrazio Carmine Russo che ha riproposto in un documento la questione posta dalla sezione cittadina”. E poi al dunque: “Avevamo bisogno di spiegare alla città cosa avevamo fatto”. Non manca un salto indietro nel tempo: “Noi giungemmo ad una scelta (lo scioglimento del consiglio) e non ho difficoltà a dire che fu una scelta sbagliata ma lo abbiamo fatto con l’onestà che ci caratterizza. Vorrei ricordare a qualcuno che ha la memoria corta che non siamo stati scelti ma abbiamo scelto di stare nell’alleanza. Abbiamo deciso insieme a persone rispettose della Margherita di costruire l’alleanza. Quanti momenti di solitudine con Rosato (allora capogruppo del Fiorellino, ndr)! … Fu una campagna elettorale difficile: ma le nostre battaglie sono sempre state all’insegna dell’affermazione del principio. E’ da qui che nasce il rancore per chi fa finta che va tutto bene. Quando siamo arrivati alla formazione della Giunta sono spuntati i falchi, la litigiosità di alcuni partiti… interi gruppi all’atto della votazione scomparivano ed il voto dei Ds è stato determinante. Pertanto, noi saremmo degli alleati inaffidabili?”. E ancora: conferenza programmatica: “Abbiamo consegnato al sindaco un dossier di 70 pagine. E’ lì che abbiamo sollevato la questione legalità e moralizzazione. E lì che abbiamo consumato la lacerazione che porto ancora dentro (la fuoriuscita di Antonello Rotondi e Giancarlo Giordano, ndr); avevamo detto di ampliare il nucleo industriale, di mettere mano alla storia del teatro che sta diventando una barzelletta, alla global service nata per risolvere il problema dei precari. All’improvviso compare la holding”. Adeguamento della macchina amministrativa: “C’è il decreto Bassanini e quindi è evidente che i dirigenti debbano uniformarsi ai criteri che l’amministrazione pone”. Qui va al sodo: il primo nome è quello dell’ing. Masi. “L’ing. Masi quando decide di pagare due professionisti uno dei quali è a lui parente, esegue la volontà dell’amministrazione? Quando decide di fare un’anticipazione di cassa ad un ingegnere mi chiedo se è un qualcosa che si può fare? Mi sto domandando fino a che punto questi comportamenti siano supportati dall’amministrazione. Se sono supportati dall’amministrazione, si sceglie; se è il contrario, allora quel signore non può più esercitare il ruolo di dirigente. Se un lavoratore nella stessa condizione prende 48mila euro e uno 6 mila, bisogna capire”. E ancora: “Evitiamo di assumere figli quando si è dirigenti”. Ad ogni modo, Adiglietti risponde alle provocazioni o agli inviti dei più: “Non è una questione di nomi. Smettiamola. Non metto in discussione le persone”. E fa il secondo nome: Pesiri. “Quando parlavo di un parente di Pesiri, questo episodio si consumava nel 2001 e non c’è stata neanche la briga di verificare quanto andavo dicendo. E lo stesso è valso quando i Ds dissero di stare attenti che la malavita aveva scelto Avellino”. Dichiarazioni per dire: “Se le istituzioni non si danno autorevolezza non sono credibili”. Al sindaco: “O ci diamo una smossa oppure saremo costretti a seguire altre strade. Noi vogliamo continuare il percorso assieme ma abbiamo bisogno di liberarci di lacci e lacciuoli”. E a margine il ricordo di Gerardo Adiglietti per i compagni scomparsi troppo in fretta. Dal 26 al 31 dicembre il memorial dedicato a chi si è sempre prodigato per la sua città: l’assessore ai Lavori Pubblici Mimmo Bellizzi al quale la sala del Samantha della Porta plaude. (t.lomb)

TRA I PRESENTI

Sergio Barbaro, Lucio Fierro, Simone Aquino (responsabile dei Giovani DS), Tonino Festa, Ruggiero Cutillo, Antonio Gengaro, Antonio De Fazio, Mirella Giova, Mario Perrotta, Ivo Capone, Guido D’Avanzo, Lello De Stefano, Enzo Venezia, Stefano La Verde, Ivo Capone, Giancarlo Giordano, Antonello Rotondi, Michele Palladino, etc. etc. e chiaramente gli organi di informazione locali al completo.

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