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D’Angelo e compagni hanno un’identità precisa, sanno cosa pretende il proprio allenatore e lo seguono alla lettera. Ciò accade sia in partita, quando soprattutto quest’anno lo schieramento tattico è spesso variato per far fronte ad ogni tipo di contingenza, sia durante la settimana attraverso il maniacale studio dell’avversario e delle contromisure da adottare per limitarlo il più possibile da vero fanatico della fase di non possesso. Il gruppo ne ha fatto una vera e propria guida spirituale capace di fare da scudo a qualsiasi tipo di pressione esterna (vedi l’astuto ma contestato Davide contro Golia inscenato a scopo di pretattica prima del Latina) o critiche nei confronti dei singoli.
Ma nel profilo da massima serie di Rastelli trova spazio anche la componente fair play. Il trainer dei lupi infatti non accetta vibranti proteste da parte dei suoi uomini (o atteggiamenti particolarmente scorretti, vedi Zito allontanato dal campo nell’ultima amichevole ad Agropoli) e quando decide di farlo lui – in verità raramente – usa garbo e pacatezza propri di una maniera all’inglese di vivere il match. Roba da gentleman del calcio, ma serve anche questo per emergere, per ambire al palcoscenico più importante in Italia. Magari ancora alla guida dell’Avellino. I tifosi se lo augurano e lui sogna di entrare nella storia biancoverde. (di Claudio De Vito)