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Avellino, la palude di Padova non cancella un’annata esaltante

Chiunque ieri sera dopo il triplice fischio, senza alcuna nozione di classifica, si sia soffermato a contemplare quanto stava accadendo sul manto erboso dell’Euganeo, avrà come minimo invertito i ruoli, indicando l’Avellino come la squadra retrocessa in Lega Pro ed il Padova quella salva. Errore assolutamente perdonabile. Un po’ meno lo è invece quello commesso da chi il copione e i suo interpreti li conosceva bene, cancellando 41 partite, pardon 41 più 4 se si considera il cammino in Coppa Italia che ha condotto al salotto dello Stadium.
E’ vero, l’Avellino deve recitare il mea culpa per un ottavo posto che ad un certo punto della serata il Varese gli aveva offerto quasi in segno di riconciliazione dopo il pareggio strappato a febbraio in maniera assai discutibile.
E’ vero, chi si è sobbarcato per la ventunesima volta, pardon ventiduesima, chilometri su chilometri ha il pieno diritto di esprimere tutta la propria delusione.
E’ vero, il Padova non aveva nulla più da chiedere e da dare al campionato.
Tuttavia è anche vero che Rastelli ha dovuto fare i conti con un’incredibile moria di calciatori (e non soltanto in occasione dell’ultima partita dell’anno) e, di conseguenza, ha dovuto fare di necessità virtù cercando di schierare la migliore formazione. Sbagliando, secondo i più, ma si sa, il calcio si presta a mille interpretazioni di natura tecnico-tattica che in un modo o nell’altro non mettono mai d’accordo.
E’ anche vero, ancor più grave, che le feroci critiche piovute ieri sera rischiano di infangare il coerente e minuzioso operato di una società che al termine del suo primo campionato cadetta vanta bilancio in ordine, nessun punto di penalizzazione (a proposito, già che ci siamo, l’anno prossimo il Bologna partirà con l’handicap di un punto) ed un parco calciatori lievitato nel valore di mercato. Pertanto, lo si ripete, contestare è lecito, ma determinati fattori vanno messi nel giusto risalto. L’importante è ripresentarsi tutti compatti ai blocchi di partenza l’anno prossimo, quando Avellino e l’Avellino avranno dalla loro già un anno di cadetteria nel bagaglio di esperienza. La palude di Padova ha risucchiato un sogno, ma non il desiderio di riprovare ad inseguirlo. (Claudio De Vito)

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