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“Rendere conto della gestione è rendere comprensibili le scelte adottate e fornire informazioni dettagliate sulla situazione economica-finanziaria dell’ente, definendo con precisione gli obiettivi raggiunti, giustificando quelli falliti, fornendo in maniera chiara e semplice i dati sull’andamento economico dell’ente e sui flussi finanziari.
Nel caso specifico, ci offre l’occasione per dimostrare il teorema che certifica il fallimento della politica economico-finanziaria dell’Amministrazione Galasso.
Partiamo da un punto fermo: l’avanzo di amministrazione.
Quest’anno si attesta ad un valore superiore rispetto a quello dell’anno appena trascorso, superando di poco i 10milioni di euro.
Per la verità i nostri amministratori, con molta enfasi, parlano di ‘risultato di gestione’, quasi a voler lasciare intendere il raggiungimento di un obiettivo sostanzialmente vantaggioso, frutto di particolare impegno e sagacia amministrativa.
Rispetto al significato e al valore dell’avanzo di amministrazione, ogni anno, in occasione della discussione sul Consuntivo, in Consiglio Comunale, abbiamo avuto violentissimi scontri con l’assessore al Bilancio, Barile.
L’avanzo di amministrazione dovrebbe rappresentare una sorta di risorsa di scorta da utilizzare nel caso ci sia per esempio una riduzione delle entrate derivanti dai residui attivi o per compensare maggiori spese che scaturiscono dai debiti fuori bilancio.
Quindi l’avanzo di amministrazione rappresenta l’unico strumento capace di finanziare gli investimenti, senza ricorrere al debito.
La nostra idea è che il comune non deve fare risultati come un’azienda, non deve cioè realizzare profitti, da dividere poi tra soci, semplicemente perché il comune non è un’azienda.
L’aumento dell’avanzo diventa quindi la dimensione di quanto non è stato realizzato, essendo la conseguenza di una serie di errori metodologici, che da qui a poco andremo a dimostrare, che risultano essere molto più gravi se si riflette sul fatto che veramente tanto si può realizzare con 10 milioni di euro e che ogni euro non speso (per i cittadini) è una sconfitta, perché è denaro versato dai contribuenti con le tasse!
Noi siamo del parere che l’avanzo di amministrazione possa essere considerato strumento idoneo capace di finanziare gli investimenti, solo se si scinde l’avanzo tra la parte che deriva dalla gestione di competenza e quella che nasce dai residui.
Dall’analisi del documento finanziario il dato che, in maniera dirompente, emerge dalle cifre e che colpisce maggiormente, e’ appunto quello legato alla insufficienza delle riscossioni, che evidenzia come il comune sia incapace o abbia grosse difficoltà a incassare quanto gli e’ dovuto, mostrando gravi lacune anche dal punto di vista organizzativo, nella non improbabile ipotesi di prescrizione dei crediti stessi.
L’analisi dei risultati di competenza dimostra che vi è una ridotta capacità di trasformare in breve tempo gli accertamenti (quanto cioè sicuramente il Comune deve incassare) in danaro in entrata, mentre, dall’altro lato, vi è una chiara incapacità di soddisfare i pagamenti, il che potrebbe portare ad antipatiche anticipazioni di cassa o a dilazioni degli stessi, con addebito degli interessi passivi, senza considerare la possibilità di pignoramenti o di decreti ingiuntivi. (…)
Non è nemmeno il caso di tormentare i nostri amministratori sul problema delle mancate riscossioni dei fitti dei beni di proprietà comunale, per i quali, da 4 anni, chiediamo una politica di gestione che sia quanto più chiara possibile, né perseguitarli sul problema della occupazione abusiva degli immobili.
Vale però appena la pena di ricordare che sono quasi 400 quelli occupati abusivamente. (…)
L’Amministrazione amministra male perché vende dei beni di valore che assicurano notevoli proventi a basso prezzo con un conseguente ed evidente doppio danno dal momento che quanto realizzato comporta da un lato cifre insufficienti per finanziare le opere pubbliche e dall’altro una riduzione delle entrate extratributarie.
Allora noi lanciamo una provocazione, che poi tanto provocazione non è, visto che anche la Corte dei Conti, più o meno chiaramente, pare che si stia orientando in tal senso per individuare, per esempio, gli Enti virtuosi.
Sarebbe cioè meglio ragionare non in termini di avanzo di amministrazione, ma in quello di gestione, cercando di circoscrivere il discorso su quella parte di avanzo realmente spendibile , in tempi certi, evitando, come detto, la quota parte legata alla gestione dei residui.
Perché se facciamo riferimento a questi strumenti e i presupposti sono errati, nel senso della impossibilità di riscossione, risultano essere errate anche le conclusioni, per cui si corre il rischio di commettere errori anche nel bilancio di previsione.
Infatti risulta essere difficile ragionare correttamente e discutere in modo appropriato di cifre, dal momento che, ipotizzare entrate troppo abbondanti, potrebbe portare ad una lettura distorta dell’andamento economico dell’Ente ed a una conseguente errata strategia delle uscite.
Non obbedendo a queste elementari regole di bilancio, o più semplicemente di buon senso amministrativo, si creano, purtroppo, i presupposti per lo sbilanciamento dell’attività gestionale e il deragliamento dei conti pubblici, con il risultato di non avere, per esempio, autonomia nelle assunzioni, o negli investimenti o, più semplicemente, per l’acquisto di beni o servizi.
E allora andiamo ad analizzarlo questo risultato di gestione.
I numeri ci dicono che tra accertamenti, pari a circa 85 milioni di euro e impegni, per circa 83 milioni, abbiamo un avanzo di competenza di poco più di 2 milioni di euro.
Questo è quello che appare in generale, nei dettagli però scopriamo che le riscossioni sono nemmeno la metà degli accertamenti e i pagamenti di gran lunga superiori.
Questo fatto consente ai nostri amministratori di mettere a segno un formidabile risultato che si concretizza in una passività di ben 4 milioni di euro. (…)
Non vogliamo puntare l’indice contro nessuno ma siamo del parere che bisognerebbe cercare di evitare l’insorgenza di tali debiti che se è vero derivano in massima parte da sentenza è anche vero che si potrebbe evitare l’insorgenza o il dilatarsi di un contenzioso che impegna molto dal punto di vista economico.
Esistono gli accordi, le conciliazioni o altri strumenti capaci di evitare, per esempio, il lievitare delle spese legali per giudizio che, è noto, sono particolarmente salate. (…)
Da quanto riferito si intuisce chiaramente che l’andamento reale delle entrate nei prossimi anni sarà differente da quello previsto e siccome lo strumento finanziario e’ stato votato da questa maggioranza , e’ chiaro che ad essa va ascritto la responsabilità dell’assetto finanziario presente e futuro della nostra città.
Già, perché si profila all’orizzonte il federalismo fiscale, frutto di metodologie e filosofie di gestione nuove che premieranno gli enti virtuosi.
In pratica trarranno benefici solamente gli enti che riusciranno a coprire le spese con le entrate. Molto semplicemente. (…)
Da tempo abbiamo lanciato il concetto di Comune-impresa, il cui significato è quello di stimolare qualunque attività che sia in grado di generare nuovi flussi economici, allo scopo di valorizzare l’operosità e la genialità dei nostri concittadini.
Sintetizzando quindi, la politica imprenditoriale del Comune deve trovare le basi e la ragion d’essere essenzialmente nella: riorganizzazione strutturale dell’Ente, nell’economia, nell’impegno di risorse in progettualità di sviluppo, nel recupero crediti e nell’etica fiscale.
In conclusione, con molta umiltà, abbiamo tentato di individuare i punti di criticità della gestione finanziaria del Comune, cercando di individuare di volta anche le possibili soluzioni.
Allo stato attuale, consapevoli di una diversa sensibilità culturale e politica che ci caratterizza e ci distingue, essendo particolarmente lontani dalle posizioni di gestione e di programma dei nostri amministratori, formuliamo parere fortemente contrario all’approvazione del bilancio consuntivo che è espressione di quella carenza di idonee politiche amministrative e conseguenti decisioni strategiche, che da più di quattro anni caratterizza la non-amministrazione della Giunta Galasso”.