C’è ancora una possibilità di salvezza?
Queste le tematiche principali del nuovo spettacolo di Simone Schettino, ‘Inciuci Globalizzati’, dove si alternano problemi di levatura mondiali e grattacapi che ci riguardano nel quotidiano, che non sono stati mai risolti, anzi… Il tutto, naturalmente, in chiave comica. E Simone Schettino farà tappa ancora una volta in Irpinia, ad Avellino, in un doppio appuntamento previsto per l’11 e il 12 febbraio.
Chi è Simone Schettino
Nato il 21/5/66 a Castellammare di Stabia… capì che la sua vita sarebbe stata difficile sin da quando, nella culla del nido, assisteva ai suoi genitori che litigavano nello stabilire a chi assomigliasse, la madre gridava al padre: “Ha preso da te!”. All’età di 5 anni era talmente bello che di lui si innamorarono tutte le suore. Tanto è vero che la madre fu costretta a mandarlo all’orfanotrofio, dove fece le sue prime esperienze di vita. All’età di 10 anni ritornò finalmente a casa e per i genitori fu un momento talmente commovente che finirono col piangere per 15 giorni. A 18 anni tenne brillantemente il suo esame di maturità al Liceo Classico, rimasto memorabile perché alla domanda “Parlami delle società segrete” la risposta fu: “Sono un tipo riservato, mi faccio i fatti miei!”. Due anni dopo conobbe il suo primo grande amore all’orto botanico e la innaffiava ogni giorno con splendide frasi d’amore, finché lei il 24 dicembre del 1987 scappò ‘cù n’alber’e Natale’. Per superare il triste momento, si trasferì nel lontano Tibet dove si convertì alla religione buddista, fino a quando, un bel giorno, un monaco tibetano, vedendolo in mutande, iniziò a piangere, a tremare dalla febbre alta, e correndo per tutte le montagne, a chiunque incontrasse esclamava…..”Mi è apparso Buddha!”. Dopo aver sostenuto brillantemente ben dodici esami alla facoltà di giurisprudenza, con la media del 30 (ossia la somma dei voti raccolti in tutti e dodici), capì che forse era il caso di cambiare facoltà e si iscrisse ad Agraria, frequentando con assiduità le lezioni (era presente ogni mattina al banco numero 18 del mercato ortofrutticolo tra piazza Garibaldi e il Centro Direzionale). Stancatosi in breve tempo anche di questa materia, si iscrisse a Veterinaria dove conobbe il suo secondo grande amore, fu subito attratto da lei, in cui rivedeva così tanto la mamma, tanto è vero che nei momenti di intimità, vedendola nuda, era solito chiamarla affettuosamente: “O’ Mammuth”. E’ ancora vivo nel suo ricordo il giorno in cui lei scomparve all’improvviso e lui preso dalla disperazione assoldò una decina di investigatori deciso a trovarla a tutti i costi finché un bel giorno gli arrivò la triste notizia che la sua donna lavorava come ragazza immagine in una macelleria a Frosinone, stesa sul banco con un limone in bocca. A quel punto decise che due erano le strade da intraprendere: il suicidio oppure fare il cabarettista. Dato che voleva darsi fuoco ma era sciopero dei benzinai, era contrario alle armi, il gas gli provocava mal di testa, la corda era a quel tempo impegnata a tenere appesi i salami giù in cantina, decise di lasciarsi morire lentamente facendosi mordere da uno scorpione il quale, dopo pochi minuti, con la bava alla bocca, esalò l’ultimo respiro, e così optò per la seconda scelta: il cabaret. Finalmente nel 1996, dopo tanto tribolare, capì che aveva intrapreso la strada giusta; infatti sin dall’inizio della sua carriera fu costellata di complimenti e riconoscimenti. Ma il culmine lo raggiunse quando, invitato dall’ “Arcigay” a tenere uno spettacolo per il festeggiamento dei vent’anni dell’Associazione, alla fine dell’esibizione fu avvicinato dal Presidente in carica, il quale con voce suadente gli apostrofò: “Oramai sei uno di noi!” …