
Avellino, storia di un ecomostro. “L’ultimo in ordine di tempo che segue il filone progettuale, roso e mediocre, pensato da un’amministrazione ‘cementificatrice’ per natura”. Dall’aula del Samantha della Porta la denuncia è unanime: no allo scempio del Fenestrelle. No alla modernità ‘forzata’, priva di progettualità e senso della misura. No all’estinzione di un patrimonio sorgivo e forestale in nome di un’espansione edilizia senza regole. Sinistra Democratica, Libera Città, Sdi, Socialisti, Prc, Pdci, Legambiente, WWF, Ecoclub: ancora una volta insieme per registrare l’incongruenza tra quanto avviene nel resto d’Europa (piccole e grandi città che hanno accettato la sfida della sostenibilità) e Avellino “…radicata ad un passato sorpassato”. Al tavolo del dibattito il coordinatore provinciale di SD, Giancarlo Giordano e il capogruppo consiliare di Libera Città, Antonio Gengaro. In sala, tra gli altri, Michele D’Ambrosio, Ernesto Di Cicilia, Nunzio Cignarella, Gerardo Troncone, Antonio De Fazio, Luigi Mainolfi, Maria Grazia Valentino, Gennaro M. Imbriano, Costantino D’Argenio. “Uno scempio nel cuore della città che condanna al cemento un’area inizialmente destinata ad accogliere un progetto di valorizzazione storico-ambientale. Doveva essere un ‘sentiero’ di collegamento tra il centro e il parco, una porta di accesso alla città, una piccola viabilità – afferma Gengaro -. Diventerà un’autostrada, un catalizzatore di traffico che insisterà, in maniera insostenibile, su tratti nevralgici della circolazione cittadina”. Insomma quella che doveva essere la via Krupp di Avellino, finisce per assomigliare alla via Gluck di Celentano. Cemento sopra cemento che da piazzetta Perugini si estenderà per 436 metri fino alla variante Sud. Il tutto sostenuto da 19 piloni che guarderanno dall’alto dei loro 13 metri l’intero vallone. Una ‘nascita’ travagliata e contestata dalle associazioni ambientaliste e dalle forze politiche cittadine, per il metodo, per i dubbi sull’impatto ambientale e per la qualità degli interventi. “Nonostante ci fossimo rivolti ad uno degli studi più importanti sulla piazza (Gregotti-Cagnardi, ndr), questa amministrazione ha pensato bene di ignorare le indicazioni del Piano Urbanistico Comunale e i vincoli preesistenti, appaltando i lavori per la realizzazione di questa mostruosità prima dell’approvazione dello strumento urbanistico”. E intervento dopo intervento si fa spazio l’interrogativo più atteso. C’è ancora tempo per cambiare il destino del Fenestrelle? “Mi auguro di sì – dichiara Ernesto Di Cicilia di Città Visibile – ma, conoscendo le improduttive idee di questa amministrazione, la responsabilità troverà spazi ridotti nelle loro coscienze”. E in attesa della sentenza del Tar, a cui hanno fatto ricorso Legambiente e altre associazioni ambientaliste, la battaglia dei Don Chisciotte continua… (di Marianna Morante)