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Avellino – ‘Equal’ saluta i partner transnazionali

Si è svolto questa mattina ad Avellino il convegno conclusivo del progetto transnazionale ‘Equal Mountain Opportunities’. L’incontro, collocato nell’ambito della II fase del programma di valorizzazione delle risorse endogene delle aree montane della Campania, ha visto la partecipazione di Lorenzo Corona, Coordinatore Attività transnazionale, Presidente AS.FOR.IN.; Rosanna Repole, Presidente Consorzio Promoter Service PMI; Raffaele Sibilio, Centro Interdipartimentale Ricerca sul Turismo, Università Federico II di Napoli; Christopher Komornicki, Coordinatore del Progetto Sudety – ‘Szana dla mlodych’ – Polonia; Miguel Morais, Coordinatore del Progetto ‘Parques Com Vida’ – Portogallo; Antonio Calzone, Presidente Comunità Montana ‘Alto Tammaro’; Palerio Abate, Presidente Comunità Montana ‘Partenio’; Vittorio Esposito, Presidente Comunità Montana ‘Vallo di Diano’; Luigi Velleca, Dirigente Settore Politiche del Lavoro della Provincia di Benevento, Luigi Mainolfi, assessore alla Pubblica Istruzione della Provincia di Avellino.

Tante risorse poco valorizzate: la dicotomia illustrata dal Prof. Raffaele Sibilio ha introdotto il bilancio conclusivo dello studio svolto dalla Federico II sul fattore strategico del progetto: la formazione di figure professionali in grado di ‘vendere’ il territorio montano. “La capacità di attrarre flussi turistici – ha spiegato – è strettamente legata allo sviluppo tecnologico. Abbiamo una idea della capacità di vendere il territorio prettamente commerciale e questa interpretazione non è la più giusta. Si necessita, al contrario, di una filosofia di interpretazione basata sul riorientamento gestionale, in grado di proporre il territorio, valorizzarlo e poi venderlo”. Un obiettivo che può essere facilmente raggiunto attraverso la creazione di un ‘Centro di marketing territoriale’ che centralizzi, razionalizzi e sviluppi le diverse tipologie di servizi offerti. “A questo territorio servono professionalità serie. Il nostro errore è farci prendere dall’ansia della mancanza di occupazione e perdere di vista l’obiettivo. La questione ‘qualità’, invece, è il punto focale dell’intera organizzazione”.

“Abbiamo creato una grande famiglia – ha spiegato Christopher Komornicki (Polonia) – Un nucleo composto da persone nate e vissute nelle aree montane. Grazie ad Equal abbiamo imparato a trasmettere reciprocamente la diversità delle nostre esperienze. In questo contesto la creazione di un Centro di marketing ci aiuta a prenderci cura dei luoghi e delle persone che ci vivono e stimola lo scambio di esperienze e di idee. Equal, in questo senso, ci ha dato grandi lezioni e dal punto di vista umano ha rappresentato una esperienza penso irripetibile”.

“Equal in Europa ha rappresentato e rappresenta un libero movimento di buone idee – è stato l’intervento di Miguel Morais (Portogallo) – Grazie a rapporti serrati e costanti abbiamo compreso come l’Italia sia simile al Portogallo dal punto di vista sociale ed economico. Nel contesto dell’Unione Europea, invece, i partner polacchi rappresentano i nostri fratelli minori, con punti di riferimento molto diversi dai nostri. Ma le divergenze rappresentano il punto di partenza per la ricerca di un’anima comune. Per questo è essenziale promuovere partnership, non per costruire un lavoro serrato ma per creare una stretta amicizia. E questo è realmente avvenuto”.

Soddisfatti i Presidenti degli enti montani, fruitori principali degli effetti e delle ripercussioni di Equal nell’ambito dei territori di propria competenza. “Non siamo figli di un Dio minore – ha introdotto Antonio Calzone – Se vogliamo realmente sviluppare i nostri territori svantaggiati è necessaria la diffusione di una cultura rivolta all’accoglienza e alla valorizzazione. Un modo diverso per interpretare il sistema commerciale. Il mondo è pieno di ‘non luoghi’ e noi non vogliamo acquisire questa identità ma piuttosto conservare la nostra tipicità. Per preservare la dignità delle nostre terre e della nostra cultura è necessario un processo di conservazione interpretato attraverso un’ottica di modernità. Insomma, dobbiamo organizzarci in modo industriale conservando e potenziando le nostre radici”.

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