![]()
Tante risorse poco valorizzate: la dicotomia illustrata dal Prof. Raffaele Sibilio ha introdotto il bilancio conclusivo dello studio svolto dalla Federico II sul fattore strategico del progetto: la formazione di figure professionali in grado di ‘vendere’ il territorio montano. “La capacità di attrarre flussi turistici – ha spiegato – è strettamente legata allo sviluppo tecnologico. Abbiamo una idea della capacità di vendere il territorio prettamente commerciale e questa interpretazione non è la più giusta. Si necessita, al contrario, di una filosofia di interpretazione basata sul riorientamento gestionale, in grado di proporre il territorio, valorizzarlo e poi venderlo”. Un obiettivo che può essere facilmente raggiunto attraverso la creazione di un ‘Centro di marketing territoriale’ che centralizzi, razionalizzi e sviluppi le diverse tipologie di servizi offerti. “A questo territorio servono professionalità serie. Il nostro errore è farci prendere dall’ansia della mancanza di occupazione e perdere di vista l’obiettivo. La questione ‘qualità’, invece, è il punto focale dell’intera organizzazione”.
“Abbiamo creato una grande famiglia – ha spiegato Christopher Komornicki (Polonia) – Un nucleo composto da persone nate e vissute nelle aree montane. Grazie ad Equal abbiamo imparato a trasmettere reciprocamente la diversità delle nostre esperienze. In questo contesto la creazione di un Centro di marketing ci aiuta a prenderci cura dei luoghi e delle persone che ci vivono e stimola lo scambio di esperienze e di idee. Equal, in questo senso, ci ha dato grandi lezioni e dal punto di vista umano ha rappresentato una esperienza penso irripetibile”.
“Equal in Europa ha rappresentato e rappresenta un libero movimento di buone idee – è stato l’intervento di Miguel Morais (Portogallo) – Grazie a rapporti serrati e costanti abbiamo compreso come l’Italia sia simile al Portogallo dal punto di vista sociale ed economico. Nel contesto dell’Unione Europea, invece, i partner polacchi rappresentano i nostri fratelli minori, con punti di riferimento molto diversi dai nostri. Ma le divergenze rappresentano il punto di partenza per la ricerca di un’anima comune. Per questo è essenziale promuovere partnership, non per costruire un lavoro serrato ma per creare una stretta amicizia. E questo è realmente avvenuto”.
Soddisfatti i Presidenti degli enti montani, fruitori principali degli effetti e delle ripercussioni di Equal nell’ambito dei territori di propria competenza. “Non siamo figli di un Dio minore – ha introdotto Antonio Calzone – Se vogliamo realmente sviluppare i nostri territori svantaggiati è necessaria la diffusione di una cultura rivolta all’accoglienza e alla valorizzazione. Un modo diverso per interpretare il sistema commerciale. Il mondo è pieno di ‘non luoghi’ e noi non vogliamo acquisire questa identità ma piuttosto conservare la nostra tipicità. Per preservare la dignità delle nostre terre e della nostra cultura è necessario un processo di conservazione interpretato attraverso un’ottica di modernità. Insomma, dobbiamo organizzarci in modo industriale conservando e potenziando le nostre radici”.