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Può confermarci l’indiscrezione secondo cui sarebbe prossimo il suo passaggio nel partito di Clemente Mastella?
“Guardo con simpatia al partito di Mastella perché rappresenta la continuità ideologica della Democrazia Cristiana. Perché è la storia di 50 anni della mia famiglia. Perché è storia del Paese. La riflessione è in fase avanzata ed è dettata da una scelta ideologica e politica. In questo momento siamo in difficoltà: l’euro e la riforma del mercato del lavoro hanno indebolito il potere d’acquisto del ceto medio e creato precarietà nel mondo del lavoro. C’è bisogno di un grande impegno per rilanciare queste due problematiche. L’Udeur è un partito attento alle politiche sociali. Ed è in continuità con la mia storia personale e politica che mi ha visto legato al Cdu come segretario provinciale e all’Udc come segretario cittadino”.
Politiche alle porte, non manca chi considera la sua scelta strumentale.
“Non c’è nulla di strumentale. Seguo la voce del cuore. Se dovessi scegliere l’Udeur certamente mi indirizzerei verso un partito democristiano”.
Se le fosse ‘offerta’ la possibilità di confrontarsi con l’elettorato?
“Se mi fosse chiesta una candidatura di servizio, potrei essere disponibile in nome di una grande battaglia di rilancio ideale dei nostri valori. Mi rifaccio alla grande politica che nel dopo guerra ha visto Alcide De Gasperi artefice della ricostruzione del Paese. Ha proiettato l’Italia nella grande Europa del ventesimo secolo”.
Ma è pur vero che le condizioni sono diverse.
“Sicuramente oggi bisogna dare slancio alle politiche sociali, puntare dando nuova linfa al ruolo della famiglia, speranza e quindi certezze ai giovani, sostegno al Mezzogiorno con interventi mirati e non attraverso politiche assistenzialistiche”.
Come giudica la posizione del partito di via De Conciliis, criticato dai più per aver aperto una crisi ‘ingiustificata’?
“Non vi è alcuna crisi ingiustificata. E non è un problema di poltrone come dai più affermato. L’Udeur ha posto un problema di centralità dei partiti e degli eletti nelle assemblee del popolo. La collegialità nelle decisioni e nelle scelte è forse mancata. E’ giunto il momento di riprendere il dialogo su temi di interesse generale. A cominciare dal rispetto delle assemblee elettive, al coinvolgimento degli esponenti politici e dei consiglieri provinciali che dovranno formulare gli indirizzi per il futuro sviluppo della città (mercatone, piano regolatore, viabilità, territorio, qualità della vita…).
Crisi al Comune, domani (oggi, ndr) un nuovo confronto, questa volta con i rappresentanti di maggioranza. Ritiene che la difficoltà possa essere superata nel giro di poche ore, oppure no?
“Il mare è agitato. Le onde sono alte. Onestamente non so se Galasso riuscirà a nuotare. Il sindaco dovrà effettuare delle scelte e ripensare ad una Giunta meno tecnica e più politica perché di solito i politici vivono a contatto con la città, conoscono i problemi e le modalità di intervento. Oggi l’esecutivo, appare troppo debole”.
Insomma tra riflessioni, conferme e… De Lorenzo dice la sua in merito ad una crisi, che tutto sembra, tranne avere le ore contate. Questa mattina, eccezion fatta per colpi di scena dell’ultimo millesimo di secondo, il sindaco dovrebbe incontrare i segretari cittadini della sua maggioranza. Non prima, stando alle voci dei bene informati, del confronto tutto interno alla Margherita. Le bocche rimangono cucite. Ci si sbottona solo per ribadire gli stessi concetti: nessuno delle forze della coalizione ha intenzione di fare un passo indietro. A partire dall’Udeur, per giungere allo Sdi. (E per finire agli ‘avvertimenti’ di Margherita e Ds).
Entrambi chiedono visibilità ed equilibrio tra le rappresentanze. Qualche novità c’è. C’è chi sostiene che sia stata garantita qualche richiesta di visibilità posta sul tavolo dal Campanile – tanto per intenderci la vice presidenza del Cosmari – e chi sostiene il contrario. Insomma tutto il contrario di tutto. La verità è che non si è fatto ancora quadrato. La condizione di Palazzo di città rimane nebulosa e non basterà un ennesimo confronto – anche se questa volta ‘allargato’, Micera permettendo – a placare gli animi ‘ribelli’. (di Teresa Lombardo)