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Avellino – Dati sul lavoro, 2007: anno dei laureati. E l’Irpinia?

Avellino – Quali sono le figure professionali richieste dal mondo del lavoro? Quali tipi di studio e formazione danno maggiori chances per la ricerca di un impiego? Si tratta di dubbi che attanagliano migliaia e migliaia di giovani in tutta Italia, alle prese come sono con un mondo dell’occupazione che pare sempre più un oggetto misterioso da decifrare piuttosto che un naturale sbocco nella vita sociale. L’ultimo rapporto di Unioncamere e Ministero del lavoro rappresenta, in questo senso, uno strumento d’analisi che se non risolve il problema disoccupazione, quantomeno riconsegna dei dati sui quali riflettere e strutturare una più confacente politica in materia di lavoro. Il 2007 è l’anno dei laureati. Lo studio evidenzia infatti la prospettiva di aumenti occupazionali per i ‘dottori’ in tutta Italia. In Campania sarebbero circa 60mila i lavoratori in possesso di laurea che le imprese dovrebbero assumere a breve. Avellino è attualmente il fanalino di coda in questa speciale classifica, guidata da Napoli con un impiego di laureati in proporzione pari all’8 per cento, Caserta (5.1 per cento), Benevento (4,7 per cento) e Salerno (4,4 per cento). Per il capoluogo irpino invece solo un 3,5 per cento con appena 4449 lavoratori provenienti dagli Atenei d’Italia. “Si tratta – commenta Enza Preziosi, responsabile provinciale del CPO UIL di Avellino – di numeri assolutamente in linea con le nostre analisi statistiche”.
Il CPO UIL opera nel campo della tutela occupazionale atipica, e attraverso lo sportello InformaLavoro, si impegna nella ricerca attiva d’impiego. Tra le principali attività di supporto: il sostegno nella redazione del curriculum e nella risposta agli annunci. “Un importante punto informativo – precisa il responsabile – che non è un collocamento ma un luogo dove giovani e meno giovani possono trovare personale competente che li assiste nella lunga marcia di accesso al mercato del lavoro e della formazione”. Tra i dati emersi nello studio d’approfondimento del fenomeno in Irpinia, dopo i primi quattro anni di attività, spicca un’utenza di circa mille persone. Si tratta di uomini (40 per cento) e donne (60 per cento) per lo più di età compresa tra i 18 e i 32 anni, con una buona percentuale (circa un terzo del campione) di under 40, ed una piccola misura di ultra 40enni (5 per cento). Molti i diplomati che richiedono assistenza, circa la metà, mentre il resto del campione è costituito da laureati (40 per cento) e disoccupati con il solo titolo della licenza media (il rimanente 10 per cento). “Queste cifre – continua Enza Preziosi – riconsegnano l’identikit del disoccupato in Irpinia, ma hanno anche l’importante funzione di agevolare una disamina sull’incrocio di domanda e offerta lavorativa, con la possibilità di approfondire cause e soluzioni al problema”. In questo senso, una prima considerazione riguarda proprio la figura dei laureati, che come avverte Preziosi, soffrono un particolare stato del mercato. Molto richieste sono le competenze tecniche, come quelle ingegneristiche, elettroniche ed informatiche, oltre che dell’area pedagoga. Ma, soprattutto per l’area economica, che resta ambito principale di offerta lavorativa: “Mentre le multinazionali investono in formazione, richiedendo giovani laureati senza esperienza lavorativa – informa – molte aziende medio grandi, sia a livello nazionale che locale, oltre all’età, non superiore ai 28 anni, ricercano anche una certa esperienza lavorativa. Spesso – prosegue – laurearsi in tempi rapidi e fare formazione sono attività che non si conciliano tra loro, con il risultato dell’esclusione dalle opportunità d’impiego per questi giovani, e la conseguente crescita di offerta per diplomati e altre figure”. Un asincronismo, dunque, tra le esigenze delle aziende e la realtà pratica del percorso di studi, per il quale si può agire su più leve secondo il responsabile CPO UIL di Avellino. “Assumere persone da poco introdotte nel mondo del lavoro permette di ottenere alcuni sgravi fiscali, che di per se rappresentano già un benefit per l’impresa”. E’ la considerazione. ”Puntare maggiormente sulla formazione interna ai contesti produttivi e su una politica di sensibilizzazione in tal senso, anche col supporto di strumenti come i contratti flessibili, fra i quali quello di stage”, è invece la proposta. Fattispecie non perfettamente ottimali si verificano, sempre secondo Preziosi, anche nell’orbita del lavoro interinale, dove la prassi testimonia un aumento delle richieste di operatori altamente qualificati. “Le agenzie di lavoro interinale – illustra – attingono alle ingenti disponibilità del fondo ‘FormaTempo’ per numerose iniziative di formazione, sia di base che professionale. Spesso però tali corsi si esauriscono in se stessi. Forse sarebbe il caso di ridurne la consistenza numerica a beneficio di una migliore qualità della formazione e soprattutto di una sua più calzante risposta alle effettive esigenze del mercato del lavoro”. In definitiva, quindi, dalle analisi statistiche giungono utili feedback sulla questione lavoro. Elementi, stimoli, spunti che testimoniano la realtà del territorio. Una serie di input che forse meriterebbero maggiore risalto nelle politiche governative, spesso oppresse dal dibattito politico e lontane anni luce dalla ‘concretezza’ del mondo dei terrestri. (di Eddy Tarantino)

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