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Ciò, costituiva per l’Asa fonte di inquietudine, perché era ed è nostro interesse non dissipare e rendere vani gli sforzi compiuti per il risanamento dell’azienda, portato avanti con grande rigore, il che ci ha consentito di chiudere i bilanci degli ultimi due anni, 2006 e 2007, in attivo, contestualmente al potenziamento dell’azienda stessa attuato mediante l’acquisto di mezzi e attrezzature, per un investimento di oltre 6 milioni di euro.
Manifestavamo, altresì, la giusta apprensione, non tanto e non solo per le sorti dell’azienda, ma soprattutto perché ci sentivamo e ci sentiamo responsabili nei confronti delle 260 famiglie rappresentate dagli altrettanti operai che costituiscono il patrimonio umano della società. Responsabilità che abbiamo onorato, pagando gli stipendi ai dipendenti, senza aver riscosso un solo euro di quanto clamorosamente ed enfaticamente era stato annunciato, ma grazie alla nostra capacità e alla solidità strutturale dell’azienda, che ha ricevuto credito dagli istituti bancari della città, i quali sono stati consapevolmente informati dei crediti che l’Asa vanta e della capacità di rientro dell’azienda.
Aver risanato e rilanciato l’Asa, averla resa competitiva, sembrano essere elementi mai presi in considerazione, stando ai sistematici e continui giudizi di inefficienza e di disfunzione dei servizi.
Non vogliamo assolutamente scrollarci della nostre responsabilità riguardo a limiti e difetti che sono fisiologici per un soggetto come il nostro che opera in un settore tanto delicato, reso ancor più problematico dalle condizioni territoriali, conosciute da tutti.
Siamo i primi a riconoscere le nostre mancanze, ma vi è una circostanza incontrovertibile alla quale non siamo disposti a derogare e cioè che l’azienda che mi onoro di presiedere, nel corso degli anni, ha rappresentato un baluardo contro le infiltrazioni malavitose che nel settore dei rifiuti, in tutta la regione, non hanno risparmiato nessuno.
E’ questo il patrimonio morale , più importante e più autentico, di questa azienda che costituisce o che dovrebbe costituire l’orgoglio della città e dei sindaci dell’intero bacino Avellino 1”.
Le premesse conducono naturalmente ad accettare l’invito per “… vederci finalmente consegnato il piano da tempo promesso e da noi auspicato, che nel frattempo l’ente da lei presieduto, avrà predisposto.
Sono certo e fiducioso che il piano avrà voluto considerare e valutare i nostri atti e documenti certi, attraverso i quali affermiamo e dimostriamo di dover riscuotere la somma che più volte le è stata da noi rappresentata e ribadita, non ultimo nella riunione del 7 ottobre dove sembrava che si fosse arrivati ad una conclusione.
Devo apprendere che ancora così non è.
Per quanto attiene alla programmazione del futuro dell’Asa, non spetta al CdA dell’Asa S.p.A. fare proposte.
Quest’onere e onore, spetta a lei, nella duplice veste di rappresentanza della maggioranza e come presidente dell’ente preposto alla programmazione e in ultimo all’assemblea dei sindaci, che hanno potere deliberante in materia di pubblicizzazione dell’azienda, e che in realtà sono i veri detentori del pacchetto azionario di maggioranza.
Non intendiamo né amiamo la polemica, ma la nostra unica preoccupazione e il nostro obiettivo è quello di non sciupare un risultato raggiunto, con sacrificio, rappresentato dal risanamento dei conti dell’Asa.
E di questo i sindaci ne hanno contezza, visto che solo nel 2005, con l’approvazione del bilancio, l’Asa registrava una perdita di 650 mila euro, che i signori sindaci furono chiamati a ripianare, ricapitalizzando l’azienda.
E’ stata ribadita, in uno degli ultimi incontri, da parte di tutte le componenti la necessità di superare ogni difficoltà, ma al momento non abbiamo avuto nessuna certezza”.