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Avellino – Consiglio comunale: il sindaco convince a metà

Avellino – Consiglio comunale: dopo la valanga delle interrogazioni, finalmente si entra nel vivo. Si discute della crisi che ha coinvolto piazza del Popolo. Comincia, chiaramente, il primo cittadino, Pino Galasso, la cui relazione non soddisfa la minoranza. Mette in luce, in un intervento a dire il vero breve, come la sua assenza nella scorsa seduta consiliare fosse dovuta al rispetto del Consiglio stesso. Non si poteva essere presenti in aula con un Esecutivo a metà. “Il chiarimento c’è stato. Un confronto aspro per la coalizione, ma non parlerei di crisi. Il tutto è stato determinato dal cambio di ritmo che si è trovato a gestire l’amministrazione, avendo dinanzi problematiche importanti da risolvere, come il Puc. Si è creata un pò di tensione”. Ma ora, dunque, è tutto finito? Sembra di sì. “Il chiarimento è servito. La coalizione ne esce più rafforzata. Il documento, rispondendo a Giovanni D’Ercole, non è fumoso. Tra l’altro, questo tipo di sofferenza non la si vive solo ad Avellino, ma anche ad Ariano -precisa Galasso- dove c’è un governo di centrodestra. Cosa vuol dire, che anche li c’è crisi? Questa coalizione andrà avanti fino alla fine. Lo ha dimostrato. L’amministrazione comunale è andata oltre. Pertanto, non voglio più sentirne parlare”. La replica inizia con Modestino Iandoli, che si fa portavoce della minoranza. Mette in evidenza: “Il documento non chiarisce il motivo della crisi”. D’accordo D’Ercole, De Fazio, De Lorenzo e company. Rincara la dose Antonio Gengaro: “Un documento politichese puro, fatto con il bilancino. Era molto ben confezionato. Mi sembra che l’unico risultato ottenuto dai Ds sia stata la questione Puc. Questo documento blinda il piano urbanistico comunale”. Sferzate a raffica su una questione che si chiarisce a metà. (t.l.)

La minoranza dietro le quinte

Duro il commento di Giovanni D’Ercole (Alleanza Nazionale): “Contestiamo che la crisi sia nata e si sia conclusa all’interno delle segreterie cittadine. Il segretario dei Ds ha tenuto in scacco la città, mentre i problemi urgenti restavano irrisolti. Problemi non affrontati nel documento. Ma solo elencati. Vogliamo sapere in cosa è consistito il baratto per la pace”. Velenoso anche Pino De Lorenzo (Gruppo misto): “Una crisi determinata da motivazioni serie, finita a ‘tarallucci e vino’, risolta in parte frettolosamente e in modo pseudo-bonario. Un intreccio diretto con le questioni serie che ci sono al momento in discussione. La crisi non è ancora risolta perchè c’è un pezzo di maggioranza che non ha ancora dato l’assenso al Puc (Udeur, ndr). Lo strumento urbanistico sarà motivo di ulteriori frizioni tra Margherita e Ds e subirà numerose modifiche”. Affila poi la lama il vice presidente De Fazio (Libera Città) che coglie due piccioni con una fava, Provincia e Comune: “L’onorevole De Mita ha più volte detto che l’amministrazione provinciale è un pantano. Al Comune i Ds hanno sfoderato la questione morale e la subalternità dei loro rappresentanti in giunta. Entrambi gli enti continuano a vivere una perenne crisi strisciante. Dite che tutto è tornato alla normalità: noi vi aspettiamo sui fatti concreti (Puc, Mercatone, tunnel, parcheggi sotterranei, ecc…). Vi dimostreremo che la crisi si è risolta in una sceneggiata… per noi dell’opposizione avete ottenuto un solo risultato: la paralisi del Consiglio e un documento di pace apparente. La resa dei conti ci sarà alle elezioni politiche: ci sarà una vera crisi, sintomo di un malessere tra le forze politiche della coalizione, che faticano a stare insieme perché non sono altro che un cartello elettorale istituito in maniera fortuita ed occasionale, contro chi si batteva per il rinnovamento”.

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