Avellino – Consiglio: Ambrosone risponde alle ‘bombe’ di Gengaro

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Avellino – Un maggiore richiamo ed una più attenta partecipazione era nelle aspettative dell’opinione pubblica in merito alla seconda seduta consiliare sull’argomento Puc. Ma già a partire dalle ore 11.00 è apparso chiaro l’andamento in aula: la minoranza ha mantenuto il suo impegno presentando il numero legale, la maggioranza ha registrato, invece, numerosi banchi vuoti e le ‘scintille’ sono state rinviate a data da destinarsi. Ad aprire i lavori l’intervento di Antonio Iannaccone che, come spesso è stato fatto finora, ha puntato l’indice sui tempi ristretti a causa della scadenza delle norme di salvaguardia dello strumento urbanistico che lo renderebbero nullo se non approvato entro il 23 gennaio. Unanime la sua voce si associa a quella di Cagnardi sulla necessità di superare il periodo post terremoto e “…tornare ad una dimensione più vera”. Zona industriale, Borgo Ferrovia, perequazione, parco Bellizzi, Tribunale… tante tematiche in cui, per dettagli o per soluzioni non condivise, si sono registrati dissensi da parte dell’esponente di Libera Città. Dopo l’opposizione, il testimone passa, seguendo il criterio dell’alternanza, alla maggioranza che attesta il suo primo intervento con il nuovo capogruppo dell’Udeur, Pino De Lorenzo. “Manifestiamo la più grande condivisione per questo nuovo Puc. Dopo il terremoto la città ha vissuto 20 anni di emergenza ed ora è giunto il momento della riorganizzazione. Occorre una fase di stabilità per far riacquisire ad Avellino l’identità perduta. Questo strumento vuole superare le contraddizioni del passato e raggiungere nuovi obiettivi dettati, questa volta, da criteri di razionalizzazione e di risparmio. Pur restando valide le osservazioni avanzate dall’Udeur, diamo a questo Piano il nostro pieno appoggio”. Un appoggio che sembra trapelare anche nelle parole di Vecchione, in quota Margherita, che sostiene la validità di “…un Puc che non ha cancellato la filosofia dell’impianto originario ma solo subito miglioramenti”. Chiaramente dissenziente, invece, la compagine consiliare di Forza Italia che attraverso Benigni si rivolge a chiare lettere alla maggioranza dichiarando: “Voi lo approverete ma non chiedete a noi di farlo. Si tratta di una creatura informe, un incrocio tra interessi individuali ed esigenze urbanistiche obiettive”. A concludere le relazioni mattutine è il capogruppo consiliare del Fiorellino, Enza Ambrosone. Un intervento che, pur rimarcando il carattere amministrativo della questione, non tralascia l’aspetto politico di cui il Puc è stato naturalmente caricato. Senza nessuna volontà di mascherare alcunché la Ambrosone risponde alle ‘bombe’ lanciate in questi giorni da Antonio Gengaro. “Questo Puc è il frutto di una stagione politica travagliata, caratterizzata da incomprensioni e divisioni. La stessa città sembra non aver compreso lo strumento, considerandolo un corpo estraneo da metabolizzare. Il Puc non avrebbe potuto essere imposto alla città e usato, parallelamente, come strumento di lotta politica. L’amministrazione Di Nunno non è caduta per lo strumento urbanistico ma per la lotta che lo stesso sindaco aveva intrapreso nei confronti dei partiti che lo sostenevano. Ci hai accusato – e si rivolge a Genagro – di voler affossare il Piano. Ma tu come lo avresti portato avanti se oggi ne è stato addirittura contestato l’impianto?”. Poi la frecciata più forte: “Libera Città non ha un gruppo di riferimento. Forse sarebbe ora che anche tu facessi un po’ di chiarezza”. E dalle stoccate si torna al Puc. “L’amministrazione ha preso un impianto ereditato dal passato ed insieme a lui anche i relativi problemi. Non è stato seguito un percorso diverso. E’ stata solo rispettata una nuova legge”. A concludere, il proposito: “La mia preoccupazione è quella di non riuscire a presentare alla città un Piano consono alle sue esigenze. Ma abbiamo lavorato proprio per evitare tutto questo”. (di Manuela Di Pietro)

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