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Il presidente della Coldiretti di Avellino, Carlo Piazza, il direttore Giuseppe Licursi e il vice direttore Giovanni Colucci in una nota inviata al presidente della Provincia Alberta De Simone e al Prefetto Paolo Orrei hanno illustrato le ragioni della protesta.
La mancata applicazione della legge 119/93 crea una situazione di grave turbamento del mercato dei prodotti lattiero caseari. In occasione dell’incontro del Commissario Europeo all’agricoltura, Mariann Fischer Boel, con esponenti del Governo e della regione Lombardia, la Coldiretti “presiederà” con decine di migliaia di allevatori, provenienti da tutto il Paese, il capoluogo della provincia che detiene il primato della produzione di latte in Italia.
La Coldiretti di Avellino chiede alla De Simone e al prefetto Orrei di sostenere le ragioni alla base della manifestazione e sollecita una condivisione anche da parte di tutte le forze politiche irpine.
“Si tratta di una manifestazione a difesa del rispetto delle regole, della credibilità e trasparenza del sistema produttivo Made in Italy – afferma il presidente Piazza – e della salute di tutti i cittadini che, insieme agli agricoltori onesti, pagano pesantemente il prezzo dell’illegalità”.
“L’applicazione nel nostro Paese dell’organizzazione comune di mercato del settore lattiero – afferma il direttore Licursi – basata sulle “quote latte”, è stata e continua ad essere contraddistinta da gravi comportamenti elusivi degli obblighi derivanti dalla normativa comunitaria e nazionale, anche dopo l’entrata in vigore della legge 119/2003. Oggi è importante far sentire la nostra voce”.
In Italia sono operanti 48.000 imprese di allevamento da latte moltissime delle quali, circa 32.000, hanno effettuato contratti di acquisto di quota con notevoli investimenti finanziari per allineare le capacità produttive ai quantitativi di riferimento, altre 15.000 hanno aderito al piano di rateizzazione del debito accumulato.
A fronte di questi 47.000 allevatori rispettosi della legge, ci sono circa 1.200 aziende che hanno scelto di porsi fuori dalla legalità, producendo enormi quantità di latte prescindendo dall’assegnazione delle quote, con gravi conseguenze in relazione ad una considerevole produzione di latte che si pone al di fuori dei circuiti ufficiali e che non offre certezze in termini di sicurezza alimentare a danno dei consumatori e ad una condizione di forte disparità in termini di concorrenza tra gli allevatori, con gravi perturbazioni del mercato italiano dei prodotti lattiero caseari.