Da “Il Biancoverde” n. 10 del 25/10/2013
Nasce ufficialmente il 25 giugno del 2013. L’Avellino Club Roma è il gruppo “capitolino” dei tifosi biancoverdi. Ha un suo logo, un suo striscione, una sua maglia. Ho contattato uno dei rappresentanti del circolo, Claudio De Pascale, una persona gentile, cordiale. Si occupa dell’area comunicazione. Cura i rapporti virtuali, e non, con i tifosi che per motivi lavorativi o universitari, vogliono entrare a far parte del club. Un vero e proprio ‘anello di congiunzione’ tra i sostenitori del lupo residenti a Roma. “Non abbiamo ancora un sede definita. Siamo un po’ nomadi alla ricerca di una realtà ‘romacentristica’ – ironizza -. Abbiamo trovato un locale, probabilmente definitivo, in Zona San Lorenzo, che possa racchiudere le esigenze di tutti. Siamo a quota 45 tesserati per il momento – prosegue De Pascale – ed abbiamo ancora da definire una decina di iscrizioni. L’Avellino calcio nasce anche per fare comunità e sentirci come un enclave avellinese a Roma. Una piacevole passione capace di farci sentire vicina la terra che abbiamo lasciato per motivi di lavoro o di studio”. Un gruppo che sta regalando delle soddisfazioni nel campionato cadetto e che, senza dubbio, rappresenta un’insidia per le contendenti di B. Ad ogni modo, resta una squadra che deve perseguire un obiettivo ben preciso: la salvezza. “L’Avellino deve raggiungere quanto prima i cinquanta punti. Tutto ciò che verrà dopo, è grasso che cola. Dunque, per me, oggi, siamo a – 32. Punto”. Un tifoso entusiasmato, ma anche metodico e razionale: “Dopo la disfatta a Siena, ci siamo ritrovati per ragionare sulla squadra e l’andamento della gara. Inutile negare che l’Avellino presenti delle lacune a livello di organico ed il match in terra toscana ne è stata la prova schiacciante. Non abbiamo, in avanti, una punta che possa garantire un numero elevato di gol – precisa Claudio -. Sulla fascia sinistra De Vito è stato veramente poco convincente; il reparto arretrato, a gennaio, andrebbe altrettanto puntellato. Quello che ci fa ben sperare – prosegue – è la voglia e la caparbietà della squadra. Con il Carpi l’Avellino ha mostrato di sapersi riscattare se vuole. I lupi di Rastelli ci mettono cuore e carica in campo, è fuori discussione. Il mister sta facendo un buon lavoro, soprattutto perché crede in quello che fa. Ha plasmato una squadra dandole una buona identità tattica e credo abbia anche un buon polso nello spogliatoio. Un plauso anche alla dirigenza che, in quattro anni, ci ha riportati nel calcio che conta e al Direttore Sportivo Enzo De Vito che, con pochi spiccioli e tanto lavoro, è stato bravo nella programmazione e soprattutto a credere in vari giocatori come: Arini, Izzo, Bittante. Per non parlare di Zappacosta, un giocatore cresciuto tantissimo. Nell’era di Bucaro – lo ricordiamo tutti – era un ragazzino acerbo. Ora fa l’attacco, la difesa e dei cross precisissimi! – conclude -.
