
Avellino – Gennaro Romei entra in giunta come assessore alla Cultura. Ernesto Di Cicilia prende il suo posto in Consiglio come primo dei non eletti. Leonida Gabrieli e Nicola Giordano, seppur con modalità diverse, si staccano dal gruppo Pd ed approdano a quello misto. Queste le novità, messe nero su bianco, dell’assise consiliare fiume di questa sera. Fatti sostanzialmente noti, ai quali si aggiungono – e questa è la vera notizia di giornata – le dimissioni di Elvira Matarazzo da assessore all’Urbanistica, ufficializzate questa mattina dopo le avvisaglie di ieri. Evoluzioni rilevanti, in buona sostanza, che non hanno fatto mancare l’emersione di non poche perplessità dell’opposizione sulla tenuta della maggioranza. L’assist, in realtà, agli interventi arrivati dai banchi della minoranza, l’ha fornita proprio il fresco fuoriuscito, Nicola Giordano, durante il suo intervento. “La fine della mia esperienza all’interno della maggioranza – ha detto, ingenerando un’incomprensione con il sindaco circa un suo attracco nell’opposta fazione, equivoco poi chiarito – nasce da un malessere che vive nell’incapacità di questo gruppo di fare battaglie contro i padroni. Sulla città non siamo mai stai in grado di fornire valide risposte ai tanti problemi e soprattutto – ha sottolineato – non posso accettare che ci sia l’ombra della mano nera a decidere dall’esterno per tutti, con un inquietante cinismo”. Parole forti che, come detto, hanno dato il la agli attacchi di Massimo Preziosi prima – “Si tratta di dichiarazioni durissime che mi auguro non trovino fondamento nella realtà, per una maggioranza che in ogni caso anche agli occhi del più sprovveduto degli osservatori mostra evidentemente che qualcosa non va” – e poi di Giovanni D’Ercole: ”Il Pd è un partito in difficoltà, dal fiato corto, senza compattezza e una linea univoca. Le denunce di Gabrieli e Giordano sono di una durezza unica”. Poco prima, cronologicamente, l’intervento di Gabrieli, che ha parlato della scelta di confluire nel gruppo misto per ragioni squisitamente politiche. “Non è in discussione la mia appartenenza al gruppo democratico – ha precisato – I miei principi sono nel Pd e sono convinto che si possa essere consiglieri comunali ed iscritti ad un partito anche in solitudine, a maggior ragione perché a me non interessa ad alcuna carriera o prebenda. Galasso è un sindaco lasciato solo e la crisi del nostro partito viene scaricata tutta in quest’aula. Il mio gesto forte, per quanto isolato, spero possa essere un segnale per mettere da parte questioni dal sapore antico, come la nostra incapacità di scrollarci di dosso la pelle della nostra provenienza. Tornerò – ha concluso – se il Pd riprenderà una strada virtuosa e capirà, finalmente, che i tempi sono cambiati”. Parole senza dubbio spigolose le sue, che riconsegnano, tuttavia, l’intenzione di voler avviare una pausa di riflessione piuttosto che un più drastico allontanamento. Sfumature più o meno importanti che, in ogni caso, non hanno ridimensionato la replica di Stefano La Verde. Il capogruppo del Pd non ha mostrato peli sulla lingua nel difendere l’operato della fascia tricolore e della maggioranza, e nel ribadire la volontà del gruppo di andare avanti “Le motivazioni di Giordano e Gabrieli potrebbero essere condivisibili – ha detto – ma in realtà non lo sono, perché alla loro coerenza su queste posizioni è seguita l’incoerenza rispetto a quanto sottoscritto all’alba di questo mandato Il sindaco non è mai stato lasciato solo – ha tuonato – E le sue scelte sono sempre state condivise dalla maggioranza, senza alcuna mano nera. Nonostante i tanti confronti e i tanti tentativi di riconciliazione, ad oggi non sono ancora riuscito a capire i veri motivi di questo dissenso”. Sulla questione ed anche in risposta alle saette arrivate dai banchi dell’opposizione ha riferito poi il primo cittadino, che a Giordano ha detto, “Perché questa scelta? Perché Galasso non ti ha dato spazio? La consiliatura è lunga”, a D’Ercole e Preziosi ha ricordato, “Se Atene piange, Sparta non ride”, e ha infine riservato un ultimo monito ad eventuali nuovi dissidenti: “Chi ha necessità di distinguersi lo faccia adesso, piuttosto che lavorare fin dall’inizio per demolire prima il lavoro di questo esecutivo”.
A tenere banco, tra le altre questioni, l’addio di Elvira Matarazzo. Molti gli attestati di stima per lei, a partire proprio da Galasso che, nel rammaricarsi per questa decisione, ha assicurato che la nuova nomina ricalcherà il criterio di rappresentanza di genere: “E’ assodato che ci impegneremo a non fare venire meno la quota rosa in esecutivo”. Sarà una donna, dunque, a sostituire la Matarazzo, con il toto nomi già partito e che vedrebbe in pole position l’ex assessore Anna Gimigliano, anche se non è escluso che l’operazione possa essere strutturata in modo più ampio, rimescolando, per così dire, le carte della giunta – anche, volendo, per riequilibrare i dissapori interni – e rimettendo così in gioco anche altri (Mirella Giova?). Forse è presto per parlarne sensatamente, ma nemmeno poi tanto. A pressare per tempi rapidi nella scelta è ancora una volta l’opposizione, e ancora una volta per bocca di D’Ercole: “L’urbanistica è un settore troppo importante per questa città, Galasso ha il dovere di rispettare lo statuto e scegliere un successore entro cinque giorni da oggi”.
Nella fase centrale della seduta spazio al consigliere in quota Pdl, Adelchi Silvestri, cha ha presentato la proposta di istituzione di una commissione speciale in materia di sanità per garantirne l’autonomia e l’autosufficienza. La questione – approvata ad unanimità dal consiglio – consta di una sinergia tra Comune e Provincia per l’ottimizzazione delle risorse e del ruolo dell’Asl, con il coinvolgimento di manager della sanità pubblica e privata, nonché degli operatori di servizio presenti sul territorio, per una più adeguata copertura e fruizione del servizio medico.
Infine il piatto forte, la vicenda relativa alle assunzioni all’Asa, il cui dibattito, come nelle previsioni, si è protratto fino a tarda notte. Nella sua informativa il sindaco ha disapprovato l’operato del socio privato ma ha precisato che non è possibile costituire una commissione d’inchiesta sull’argomento, rispondendo all’istanza di D’Ercole che di lì a poco si sarebbe palesata. “E’ il Cda che deve darci spiegazioni, non questo esecutivo – ha detto Galasso – Se la parte privata ha sbagliato, perché deve essere fatto il blitz su quella pubblica?”. Dal canto suo il capogruppo del Pdl ha parlato di motivazioni di natura straordinaria e che interessano comunque l’ente Comune, che renderebbero di fatto plausibile l’insediamento di una commissione d’indagine. “Se il Pd vota contro – ha avvertito – inviterò Sorece e Preziosi (per la Commissione Bilancio e Trasparenza) ad impegnarsi per farlo, sostituendosi a quel bisogno di chiarezza che la collettività ci chiede e che questa maggioranza vuole impedirci di soddisfare”. E come annunciato in settimana sulla vicenda è intervenuto anche Francesco Todisco, che, nel sottolineare l’inutilità della costituzione dell’organismo ispettivo, ha però chiesto a viva voce al sindaco una presa di distanze forte rispetto all’operato del vice presidente dell’Asa. Un documento il suo, apprezzato da Antonio Gengaro, “anche se troppo ingeneroso – ha spiegato il presidente del consiglio comunale – sul vice amministratore delegato”, ma che non è servito tuttavia a farlo recedere da una strigliata al Pd. “Questa maggioranza dovrebbe alzarsi in piedi e dire a gran voce di non avere nulla da nascondere e che pertanto ben vengano anche mille commissioni. Perché l’opinione pubblica, volenti o nolenti e qualsiasi sia il nostro comportamento – ha aggiunto – per come sono andate le cose, avrà sempre il seme del dubbio sulla limpidezza di questa vicenda”. (di et)