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Cosa spinge un uomo a porre fine alla sua esistenza?
“Ogni caso ha una storia a sé, non si può massificare un comportamento simile. Nella maggior parte dei casi è la mancanza di un riferimento o di un punto fermo che crea disagio e che quindi porta l’individuo a compiere atti violenti contro se stesso”.
Che tipo di utenza si rivolge all’Asl Av2?
“Molte segnalazioni ci vengono filtrate dalla Caritas diocesana. Si tratta di individui che vivono in situazioni economiche non agevoli e che si rivolgono anche alla nostra struttura sanitaria per avere un sostegno”.
Quali altri fattori incidono a livello emotivo?
“La perdita di una persona cara è altro motivo scatenante. Non sempre il dolore viene superato. La vedovanza, il pensionamento e il licenziamento, gli abbandoni, i tracolli economici. Qualunque perdita, di un essere umano o situazione, che colpisca un soggetto soprattutto nelle fasi evolutive o involutive dell’esistenza, quando si e’ fisiologicamente più fragili e nel complesso bisognosi di conferme. Si pensa al suicidio come ancora di salvezza, come un nido protetto”.
Cosa sta cambiando da un punto di vista sociale?
“Un grande sociologo quale Durkheim parla di ‘anomia’, ovvero di periodi in cui la società, o l’individuo, perde ogni riferimento. La mia impressione è che ci siamo incanalati in uno di questi momenti e per uscirne è bene ricreare punti di contatto con chi ne ha bisogno”.(mar.ma)