Avellino – “Sembra una ripicca di Bassolino contro l’Irpinia”: in questi termini si è espresso l’avvocato Donato Pennetta, già coordinatore del piano strategico di Avellino, rispetto alla notizia della bocciatura degli accordi di reciprocità irpini.
Ed ha aggiunto: “Bassolino ha chiuso cinque anni di governo così come li ha condotti. Nel modo peggiore. Nemmeno in Mozambico si fa la pianificazione degli interventi nell’ultimo mese di mandato, ed è legittimo sospettare che la distribuzione dei fondi ha privilegiato qualche amichetto. Anche se qualcuno si offende, le delibere dell’ultimo dell’anno e dell’ultimo mese rispecchiano i sistemi di governo di Gava e Pomicino. Per fortuna è finita un’epoca, se si vuole individuare un aspetto positivo di queste elezioni”.
Sulla questione arriva la replica del Coordinamento provinciale del Pd “Un senso alla nostra storia”.
“E’ evidente – afferma Lucio Fierro – che, se confermate le notizie della esclusione dai finanziamenti, si apre una fase nella quale a tutti è chiesto uno sforzo per evitare, per errori di qualunque tipo, che l’Irpinia parta male nella nuova fase di programmazione di spesa comunitaria e per recuperare, anche rimediando ad errori commessi, uno spazio indispensabile nella spesa dei fondi comunitari quale è quello degli accordi di reciprocità.
Perché di errori e solo di errori rilevati in sede tecnica si tratta. Bassolino, infatti, c’entra come cavolo a merenda. A quanto pare l’accordo di reciprocità attorno alla Provincia dovrebbe essere stato dichiarato non ammissibile in quanto avrebbe violato una delle norme del bando comprendendo un Comune non contermine alle aree proponenti. Per quanto riguarda invece quello che fa capo al Comune capoluogo la proposta dovrebbe essere stata dichiarata ammissibile ma il punteggio di valutazione molto basso in quanto sostanzialmente privo di un progetto portante e per incoerenza dell’insieme della proposta progettuale.
Pur sprecandosi i condizionali appare fuor di dubbio che ciò di cui si parla rimanda ad un deficit di capacità amministrativa che si sarebbe evidenziata nella proposta provinciale e di capacità progettuale in quella della città capoluogo.
Una valutazione – allo stato – meramente tecnica e da parte di un organo terzo, il Nucleo di Valutazione del quale, sinora, nessuno aveva mai messo in dubbio l’alterità rispetto alla giunta regionale ed al suo Presidente e la capacità tecnica.
Anche per i fondi del tunnel, peraltro, la valutazione sulla impercorribilità di una riassegnazione di quelli persi per questioni non certo amputabili alla Regione era stato una mera decisione dovuta.
Ma Pennetta, per scaricare la bile accumulata in campagna elettorale, solleva fumo con la manovella dietro cui nascondere anche errori personali.
Si calmi e cerchi di elaborare il lutto. La sua dichiarazione è la dimostrazione di quale perversa concezione del potere è portatore: “Mozambico” è rispettare il giudizio della struttura burocratica e degli organi tecnici. Bassolino avrebbe dovuto “orientare” il giudizio degli uffici e delle istanze di valutazione …
Dio mio, chiosando l’Antonelli, come siamo caduti in basso. Capita, purtroppo, a chi ancora non sa darsi pace di come sia stato possibile il non essere stato eletto consigliere regionale malgrado fosse “amichetto” di tanti potenti e cerca fuori di sé la ragione di una sconfitta”.
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