Avellino – A Natale “L’Albero Vagabondo” su Palazzo Iannaccone

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Nel centro storico di Avellino, sui balconi del Palazzo Iannaccone, sarà visibile fino al termine delle festività natalizie “L’albero vagabondo” del Maestro Giovanni Spiniello.
L’installazione dell’opera d’arte ad Avellino è stata resa possibile dall’Associazione Culturale Giovanni Spiniello.
Importante l’ausilio tecnico della “maestra dell’aria” Patrizia Capozzi e del responsabile delle luci Modestino De Silva.
L’idea viene da lontano e riprende ed amplia la favola del “Re e della Regina Albero”, tematica presente fin dagli anni ‘70 nelle opere e nelle plastoggettografie di Giovanni Spiniello. La pittoscultura da balcone “l’albero vagabondo” trasforma la tradizione di tutti quegli obelischi, quelle torri che proteggono il territorio, dal Maio nel Baianese al Giglio di Nola, dal carro di Fontanarosa alla tirata del carro di Mirabella, contestualizzandola e attualizzandola. La ricerca e sperimentazione dell’artista si lega, ancora di più oggi, al grido della terra, turbata dalle grandi offese, ma anche dai comportamenti irrispettosi dei suoi abitanti. L’albero è il guardiano di tutte le montagne e in particolare di quelle irpine, invita gli altri a non distruggere il territorio e gli irpini a non continuare a maltrattarlo.
“L’albero vagabondo è un albero errante che cammina, viaggia e che vorrei continuasse il suo percorso in Irpinia e fuori dall’Irpinia – afferma Giovanni Spinello -. Oggi è ad Avellino per il Natale, insieme all’Angelo della Luce, al Sogno di Orione, domani, se il suo cammino potrà continuare, avrà altri compagni di strada, a seconda di dove andrà. Il mio albero proteggerà l’acqua e proteggerà la terra dall’acqua, nutrendosene. Ha i baffi della terra, dell’accoglienza, della speranza, i baffi attorcigliati di mio nonno contadino, cespugli sopraccigliari che sono una protesta al cielo, un cipiglio severo, ma benevolo”.
L’albero vagabondo è composto da materiale “contaminante” (poliuterano espanso), rifiuti (scarti ferrosi, reti, etc.) verderame, supporti forniti dalla natura (pezzi di albero, ramaglie di ulivo, foglie, spighe). Immaginiamo tutti questi materiali sparsi nelle piccole discariche abusive in montagna. Immaginiamoli prendere forma, mischiarsi in un ibrido plasmato e tenuto insieme dalla schiuma nociva del poliuterano espanso. Immaginiamo poi il verderame, elemento ancestrale, già usato dagli antichi romani, fossilizzare il cielo, la speranza, nello sguardo dell’albero, ingentilendone l’aspetto. E poi la “semina del colore”, tecnica legata al gesto del fecondare la terra di un seme nuovo, alla semina del grano, ricoprire l’albero, tracciandolo, innervandolo.
Nell’installazione di Palazzo Iannaccone l’albero sarà accompagnato dalle pittosculture Sogno di Orione e Angelo della Luce e dell’Aria e dalle dodici temperaoggettografie su tavola che comporranno il Concerto di Natale.
Sogno di Orione è la stella cometa che ha al suo interno le sette stelle più luminose della costellazione di Orione. La stella che indica una strada verso il cielo, trasmette serenità e speranza. L’angelo vive di aria e si muove verso il cielo, non è indifferente, ma vuole trascinare verso l’assoluto, elevare verso la bellezza, la purezza. Dodici temperaoggettografie su tavola composte da due trittici e tre dittici si integrano a formare un concerto di Natale. La scelta è quella di colori caldi impreziositi dal raku e dalle sperimentazioni sui materiali. La figura è sempre quella dell’angelo che diventa zampognaro, violinista, flautista, trombettista e scende tra la gente a suonare per loro e con loro trasmettendo un messaggio d’amore, di speranza e serenità alla città.

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