Aurisicchio e Barbieri tra bacchettate e… ‘soprattutto programmi’

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Avellino – Raffaele Aurisicchio e Roberto Barbieri a confronto sullo sviluppo dell’Irpinia e non solo. Un’Irpinia bistrattata e sempre più inerte protagonista di aziende costrette a chiudere i battenti. Di piccole grandi imprese non più in grado di offrire lavoro a quanti lo reclamano come diritto. A quanti sono uniti al flebile filo della speranza: quel posto ‘fisso’ ormai chimera per garantire un futuro dignitoso a se stessi e alla propria famiglia. Un grido corale che vuole essere accolto dai Ds e dalla programmazione futura firmata Unione. Con un Mezzogiorno al centro, non più un peso ma motore di formazione e risorse mirate. Che sia volano di lavoro e sviluppo. E’ la partita su cui si impernia la competizione elettorale. E’ la scommessa di Aurisicchio, Barbieri e compagni a colloquio sul futuro. A due candidati (rispettivamente alla Camera e Senato) interrogativi ‘comuni’.
Ad un passo dalle urne, da più parti l’appello dei vertici nazionali e non solo ad una campagna elettorale che si concentri su programmi e obiettivi lasciando fuori, il più possibile, polemiche e tensioni. Raffaele Aurisicchio, come si relaziona alle piazze?
“La mia campagna elettorale è basata su argomenti che invitano i cittadini a valutare le cose fatte e a prendere conoscenza delle proposte da noi avanzate. Che vuole parlare di Berlusconi il meno possibile per far parlare invece i fatti: la condizione di vita degli Italiani”.
L’on. Rizzo al Samantha della Porta ha messo innanzi la necessità della modifica della scala mobile per far fronte al ‘precariato sociale’?
Lei come la pensa. Ritiene che possa essere questa la giusta soluzione per ‘risollevare’ le sorti di famiglie e non solo?
“Non credo che sia attuabile portare in auge la scala mobile. Ritengo che la questione salariale sia aperta e vada affrontata aumentando le pensioni, la capacità di acquisto. La proposta che noi avanziamo è di diminuire il cuneo fiscale di cinque punti. Fare in modo che nelle tasche dei lavoratori vadano maggiori introiti. Il meccanismo della scala mobile, appartiene ad un’altra stagione della vita del Paese: indicizzazione di salari, di stipendi. Abbiamo invece oggi bisogno di una politica dei prezzi”.
Siamo in campagna elettorale, eppure i rapporti all’interno della maggioranza De Simone, o meglio dell’esecutivo provinciale, non sembrano migliorare. Secondo qualcuno, vi è un accanimento ‘ingiustificato’ della Margherita nei confronti dei Ds. E’ davvero così, oppure gli aut aut dipendono dalla non condivisione di alcune iniziative, come tra l’altro, è stato più volte rimarcato nei documenti targati fiorellino?
“C’è una difficoltà di rapporti. Non di adesso. Ci sono stati anche nei giorni scorsi riferimenti ad un allargamento di questa difficoltà in relazione all’approvazione del bilancio. Credo che i presupposti per la stabilità ci siano. Ovviamente vedremo se i fatti corrispondono alle enunciazioni. Nello specifico, con la Margherita c’è stata una discussione che riguarda alcune scelte, che io sostengo come la delibera dei fondi Fas e il corso di laurea in viticoltura. Evidentemente si vuole proporre un’altra impostazione. Che però non si è capita”.
Si fa un gran parlare di Mezzogiorno al centro. Se lei dovesse centrare l’obiettivo ‘romano’, su cosa investirebbe?
“Sul lavoro, sulla costruzione dei diritti alla luce della precarietà, sulla costruzione di un futuro che non può non tener conto del Mezzogiorno”.
I dati dell’Irpinia parlano chiaro. Diverse le aziende costrette a chiudere i battenti. Troppi gli operai che reclamano il diritto al lavoro. Rilanciare le imprese irpine è possibile? E come?
“Assolutamente sì. Sono necessarie politiche del Mezzogiorno. Definire meccanismi di fiscalità di vantaggio. Avviare una politica di investimento, di formazione. Scegliere il comparto della piccola impresa come vantaggio per creare occupazione e sviluppo”.
Roberto Barbieri (capolista al Senato): “La vera grande novità è la politica economica del centrosinistra. Coinciderà con quella del Mezzogiorno. Il Governo ha tagliato 18 milioni di euro per il credito di imposta, per le infrastrutture… Il risultato? Crescita zero virgola zero. Questa è una specificità tutta italiana. Questo è accaduto perché non c’è stata politica economica. L’Italia ha bisogno di investire in settori di qualità che possono, tra l’altro, nascere solo al Sud (informatica di qualità, biotecnologia, trasporto…) che ha spazi e si trova in una posizione geograficamente strategica. Il tutto ripristinando i trasferimenti, utilizzandoli al meglio”.
Non investimenti a pioggia ma mirati come tale deve essere la formazione ‘monetizzata’ e in grado di offrire una futura occupazione ai giovani alla ricerca affannosa di una prospettiva che stenta a decollare.
(Di Teresa Lombardo)

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