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Per Paola De Gregorio lo scatto è, di conseguenza, soltanto il bozzetto iniziale del suo lavoro. Ovvero l’incipit di un più ampio lavoro che, partendo dalla realtà, tende a creare una zona assolutamente altra tramite vivacizzazioni cromatiche che ricostruiscono e reinventano l’immagine iniziale.
Pino de Silva invece posiziona i corpi sulla carta fotografica: e dopo aver premeditato e preorganizzato (nel buio della camera oscura) la scena, diffonde luce sul modulo per lavorare, successivamente, con il proprio fisico, con la gestualità della propria mano che dirige gli acidi sulle forme obliterate dal raggio luminoso. Proporzionando la luce e gli agenti chimici l’artista offre, in questo modo, delle configurazioni fantastiche che, pur trattenendo le tracce dell’organismo originario, si presentano come fantasmi, fuggevoli solchi, inconsistenti e provocanti apparizioni eterocromatiche.
Costabile Guariglia, spazia con estrema disinvoltura tra i vari linguaggi dell’arte sottoponendo il fruitore ad una miriade di manifestazioni visive realizzate tramite un montaggio artistico che tende a coinvolgere e sensibilizzare, simultaneamente, tutti i sensi umani. Le immagini prodotte dall’artista destabilizzano, spesse volte, lo sguardo dello spettatore conducendolo all’interno d’una sfera creativa in cui l’eterità si addiziona ai flussi topici del presente per istituire, definitivamente, una connessione con lo spazio. E lo spazio è per Costabile Guarirla il luogo da riqualificare e riconsiderare come sociale topia dell’arte. Una mostra da scoprire, da analizzare per le implicazioni psicologiche e per la ventata di modernità che il “mistero” spesso inconsapevole dell’io proietta nella quotidiana realtà delle incerte visioni dell’uomo.