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Atripalda – Emergenza rifiuti: “l’autonomia” di De Simone e De Luca

Atripalda – Come mai non si riesce a superare la fase di commissariamento? Perchè non si procede alla provincializzazione? A cosa servono i Consorzi? Nel 1995 con la Giunta regionale Rastrelli si programmò una impiantistica – per quei tempi all’avanguardia – costituita da termovalorizzatori, Cdr e discariche di sevizio. Un ciclo integrato e completo che avrebbe potuto risolvere l’emergenza ma ha funzionato per metà a causa dell’ostracismo dei cittadini nei confronti degli impianti di termovalorizzazione. A chiudere la terza giornata della Festa dell’Unità è l’emergenza rifiuti, ‘prepotente’ oggetto di un dibattito che ha unito allo stesso tavolo la presidente della Provincia di Avellino Alberta De Simone e il sindaco di Salerno, on. Enzo De Luca. Una pagina nera dell’amministrazione regionale della Campania, così come definita dalla numero uno di Palazzo Caracciolo, che già ai tempi del suo programma elettorale aveva realizzato l’intenzione di “… far tornare pulita l’Irpinia. Subito dopo la mia elezione inoltrai una richiesta al commissariato e alla Regione per addivenire ad una soluzione definitiva”. Nel settembre del 2004 la negazione dell’autorizzazione “… perché avremmo dovuto attendere la costruzione del termovalorizzatore di Santa Maria La Fossa”. Da allora un excursus caratterizzato da battaglie, incontri, decisioni prese e… non comprese. Da Difesa Grande al Formicoso a Località Ischia attese e disattese alimentate affinché si potessero evitare le lungaggini e mettere la parola fine ad una emergenza durata 10 anni. “Abbiamo sempre mantenuto ferma la nostra posizione. In molti casi sono stata ritenuta responsabile a livello personale rispetto a scelte in cui il mio ruolo era del tutto marginale”. Ma la gravità era ed è altrove: forse nel fatto che malgrado il popolo irpino abbia eletto le proprie autorità, queste ultime non hanno pieni poteri in alcune materie. “Catenacci solo un mese fa ci ha chiesto l’individuazione di un ulteriore sito. In aggiunta a questo anche un’area che potesse contenere ecoballe”. Insomma, i termini iniziali dell’accordo che tutelavano una terra dalle grandi risorse idriche sembrano essere stati parzialmente “disattesi”. “La nostra indignazione è grande”. E non poteva essere altrimenti: raccolta differenziata, individuazione di nuovi siti, ricerca continua ed incessante di soluzioni…il tutto per giungere a risultati poco ragguardevoli e con un dispendio ingente di fondi da parte dell’ente di Piazza Libertà. Non solo. “Anche a causa di una gestione commissariale che a tratti acquista il volto di una pratica antidemocratica. La classe dirigente del Mezzogiorno non può crescere se non le si affidano responsabilità. E l’incontro tra le tre Province (Avellino, Benevento e Salerno) è stato un sasso gettato nello stagno”. Per concludere un unico motto: “Vogliamo la provincializzazione. Siamo in grado di risolvere da soli i nostri problemi”. (di Manuela Di Pietro)

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