Atripalda – Criscuoli (SeL): “Guardare al futuro e ricominciare”

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Atripalda – “Atripalda ha bisogno di una nuova classe politica, una classe dirigente veramente nuova, non contaminata dal virus della bassa politica che ha governato negli ultimi 30 anni. Al sindaco Laurenzano è toccata (o sta per toccare, ma cambia poco) la stessa sorte del governo Prodi caduto sotto il fuoco amico, quindi non per merito dell’opposizione”. È l’analisi di Luca Criscuoli, esponente di Sinistra e Libertà. “Un’opposizione di carta che sceglie la carta per operare, la carta dei giornali, nel migliore dei casi. In soldoni un’opposizione urlante ma accomodante allo stesso tempo. Se la prendono con il sindaco, denunciandone l’incapacità ma senza chiedere mai una verifica, senza mai chiederne la sfiducia, forse perchè in realtà sono consapevoli che non avrebbero, in ogni caso, saputo far meglio. Del resto è difficile immaginare un’opposizione di ferro quando tra le sue fila ci sono ex di ogni tipo, quando ci sono piccoli e grandi conflitti d’interesse dei singoli consiglieri, che mai si sognerebbero di votare contro un bilancio che prevede, tra l’altro, compensi e rimborsi per consulenze o per altre cosucce, mai si sognerebbero di contestare fino in fondo i piani commerciali ed i piani urbanistici se in ballo ci sono aperture di supermercati o la possibilità di edificare costruzioni residenziali. I rumors già dicono che nel sottobosco si stanno ponendo le basi per far rientrare in gioco chi era stato estromesso alle ultime elezioni comunali, già si parla di liste civiche preventivamente definite trasversali, già c’è qualcuno che sta agitando il ventaglio dell’antipolitica, dell’antipartitismo, ma di concreto rimane la totale mancanza di un progetto per Atripalda, non ce l’hanno né il centro-destra capaldiano né il centro-sinistra anticapaldiano.
Agli atripaldesi l’ennesima opportunità di mostrarsi maturi e consapevoli che le sorti della loro città è tutta nelle loro mani, nella loro capacità di individuare nuove risorse umane cui affidare il buon governo del paese, senza più credere alle solite promesse da marinaio che quasi sempre, ed immediatamente, si rivelano inapplicabili per conclamata incapacità o per impossibilità dovute alle sempre più critiche condizioni economiche in cui versa l’ente comunale”.

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