Atripalda – A6: bilancio positivo per l’educativa domiciliare

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Atripalda – È stato presentato questa mattina presso la sede del Consorzio Servizi Sociali di Atripalda un primo bilancio del progetto Beatrice rivolto ai minori residenti nei 29 comuni di afferenza del distretto sociale A6. Il progetto si connota come un complesso di interventi volti a mantenere e sostenere il minore che si trova in temporanee difficoltà all’interno della propria famiglia. La finalità principale dell’assistenza domiciliare punta al recupero delle funzioni di autonomia gestionale, educativa, affettiva e sociale. Al programma di educativa domiciliare il Consorzio ha voluto affiancare un intervento sperimentale di sostegno alla genitorialità che consiste nel garantire una continuità nell’assistenza neo natale attraverso non soltanto un supporto educativo e psicologico ma anche materiale grazie all’intervento di operatori Osa. Si offre in questo modo all’interno del domicilio un sostegno concreto per aiutare i neo genitori ad accogliere e rielaborare ansie e preoccupazioni proprie del ruolo di genitore. L’intervento di assistenza prevede la formulazione di un progetto educativo individualizzato che non solo risponde agli obiettivi ma tiene conto dei bisogni, delle richieste, delle risorse e delle capacità di ogni singolo utente. Il direttore Carmine De Blasio, la responsabile dell’area minori Filomena Pagano, il responsabile del Consorzio ‘Icaro’ Alberico Iannaccone e la coordinatrice Antonietta Dello Russo hanno potuto stilare un primo bilancio dell’intervento sul territorio che consegna dati positivi ed indicativi di un alto grado di accoglienza del progetto tra i cittadini. A distanza di soli due mesi dall’avvio delle attività, il Consorzio A6 registra un dato pari a 20 nuclei familiari assistiti con un coinvolgimento di 42 minori. “i segnali incoraggianti che emergono dal primo bilancio del progetto – ha dichiarato De Blasio – impegnano il Consorzio dei Servizi Sociali A6 ad ampliare e a potenziare ulteriormente l’iniziativa di educativa domiciliare. Negli amministratori dei 29 comuni esiste la consapevolezza che soprattutto attraverso interventi di questo tipo si possa fare prevenzione tutelando nello stesso tempo il minore e la famiglia”.

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