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Ato, ok al Piano d’Ambito. Colucci attacca l’Acs: “Tarantolati”

Avellino – Via libera oggi al Piano d’Ambito da parte dell’assemblea dell’Ato Calore Irpino.
“Avremmo preferito tenere ben prima l’Assemblea odierna – ha spiegato Giovanni Colucci, numero uno dell’Ente interprovinciale – ma la fase di ricognizione dello stato delle infrastrutture, condizione assolutamente necessaria per poter procedere al completamento dell’aggiornamento del Piano, fase iniziata il 5 gennaio di quest’anno è durata ben oltre i limiti assegnati. Non si contano i solleciti scritti e verbali ai Comuni ed ai gestori operanti nell’Ato perché, nel loro precipuo interesse, fornissero i dati richiesti. Ancora nei giorni scorsi abbiamo ricevuto richieste di aggiornamento delle infrastrutture, cosa che ha imposto faticosi ritorni su quanto già elaborato dal nostro ufficio tecnico, a cui rivolgo per l’infaticabile impegno senza limitazioni di orario, un caloroso ringraziamento a nome del Cda e dell’Assemblea tutta”.

Colucci, nel suo intervento, non lesina stoccate a chi – nei giorni scorsi – aveva criticato l’operato dell’Ato. “Il lungo tempo trascorso per l’approntamento dell’aggiornamento – spiega – non è una richiesta di giustificazione, perché ritengo di non averne assolutamente bisogno, ma lo esprimo solo per fornire un dovuto riscontro, benché indiretto in questa sede, alle intemperanze di qualche soggetto gestore, che evidentemente preso da una forma di violento ed evidente tarantolismo preelettorale, non si rende conto di quanto del tutto carente ed assente sia stato il suo contributo, tranne che proferire farneticanti esternazioni circa diritti assolutistici da un lato e minacce inconsistenti dall’altro, che ben rimarcano la sua provenienza.
Noi, che siamo abituati alla cristiana sopportazione e non dobbiamo candidarci ad alcunché, ma dovevamo solo rispettare il mandato (per noi gratuito) ricevuto dall’Assemblea, abbiamo atteso oggi per dare una risposta. E la risposta sta proprio nei documenti, che si sottopongono all’assemblea per la sua approvazione e che un’attenta lettura non mancherà di far comprendere i motivi dell’isterismo. Immaginiamo, sempre per rispondere al tarantolato, che evidentemente non gradiva che il Piano che si sottopone all’approvazione potesse descrivere a fondo ed in maniera chiara ed esaustiva lo stato di grave sofferenza dell’ambiente nel nostro territorio, da cui non sono escluse responsabilità di nessuno, tantomeno di chi opera nel settore e non fa altro che addebitare ad altri tutte le colpe, tralasciando le proprie responsabilità, a noi per la funzione cui siamo stati chiamati ben evidenti”.

Trasferimenti extraterritoriali. “Dicevo dello stato di grave sofferenza dell’ambiente per cause esterne ed antropiche, ma come vedremo dalla programmazione delle opere prevista dal Piano aggiornato, oltre ai gravi insostenibili sottrazioni ambientali operate da soggetti extra regionali ed anche regionali, con il risultato dell’annullamento delle portate sorgentizie dei fiumi Sele, Calore, Sabato, Ofanto e così via, al depauperamento dell’ ambiente abbiamo contribuito noi tutti. Sì, proprio tutti, anche noi, in veste di Sindaci rappresentanti dei comuni e soprattutto i gestori, i quali dichiarano da un lato che la risorsa idrica non è inesauribile, dall’altro continuano ad impoverirla. Senza un’autentica e leale autocritica non potremo uscire fuori da quello stato di crisi, che si prefigura come un vero e proprio stato di preemergenza ambientale. Nella relazione di Piano la situazione dai tecnici viene definita di equilibrio precario, con il rischio perciò di trovarsi recapitati in uno stato di crisi acuta senza ritorno. Pensiamo perciò che si deve continuare la lotta per ridurre in misura adeguata e compatibile i trasferimenti al di fuori territorio irpino-sannita, sempre con il riconoscimento di adeguati compensi ambientali, ma anche ciò non basterà, se non provvederemo contestualmente all’adeguamento infrastrutturale nei tre settori idrico, fognario e depurativo, insieme ad una gestione che sia rispettoso realmente del patrimonio ambientale che utilizza”.

Nel corso della precedente assise, l’assemblea approvò il nuovo elenco delle opere nei tre settori idrico, fognario e depurativo, con una previsione di spesa sul trentennio di programmazione di circa 1,6 miliardi di euro. “Questo enorme fabbisogno finanziario – continua Colucci – non potrà gravare evidentemente tutti sul sistema tariffario e quindi sulle nostre popolazioni, come vedremo, se non altro perché per la sottrazione di risorse dal nostro territorio vi è ancora necessità di ingenti contributi, che dovranno venire dai fondi europei tramite la regione Campania e dalle regioni contermini, che fino ad oggi hanno solo preso senza nulla dare in cambio. I costi gestionali del sistema, così complesso ed articolato nel territorio, sono purtroppo particolarmente elevati e condizionano negativamente la tariffa nel senso che per sostenere i costi cosiddetti operativi siamo stati costretti a contenere al minimo indispensabile gli investimenti nelle opere. La condizione dello stato dell’infrastruttura depurativa è stata perciò’ la prima ad essere affrontata, non solo nello strumento di pianificazione, dove è al primo posto, come entità temporale e sostanziale, ma in tutta l’operato che ha improntato l’azione della consiglio di amministrazione. E proprio per questo allarmante stato di degrado che siamo giunti anche al duro confronto con la regione, cercando di sostenere, quali conoscitori del territorio, una diversa priorità di intervento nel grande progetto di risanamento dei corsi d’acqua delle arre interne. Siamo stati al riguardo facili profeti sul rischio che le carenze del settore avrebbero innescato, prima o poi, processi di contestazione di reati continuati, che i Sindaci, quali titolari dello scarico, potevano solo subire, senza potere porre alcun reale rimedio alla situazione di inquinamento dei corsi d’acqua. Ora con la programmazione degli interventi ci siamo posti, pur nell’ottica prima enunciata di contenimento tariffario, di risolvere, una volta per tutte, il deficit depurativi nell’arco dei primi 8/10 anni di programmazione. Avremmo potuto abbreviare tale arco temporale, ma le altre esigenze nel settore idrico e fognario ed i limiti tariffari hanno imposto tale scelta temporale. Per la criticità nel settore delle perdite idriche, che sono state valutate nel territorio, pari a circa il54% dell’acqua immessa nel sistema, si e’ deciso un intervento di efficientamento gestionale attraverso interventi di regolazione intelligente delle pressione in rete e distrettualizzazione delle reti distribuzione. Con interventi, sostanzialmente limitatati anche nei costi, si ritiene che in circa 4 anni possa darsi un primo efficace contributo a ridurre le perdite ed evitare i periodi di sospensione nell’erogazione del servizio alle popolazioni. Questo è un richiamo indiretto, ma non tanto, ai gestori di mettere mano con urgenza a tali interventi di miglioramento della situazione. Successivamente si darà corso agli interventi di ristrutturazione delle reti idriche, sempre con scopo di migliorare il servizio e ridurre lo spreco della risorsa. Sia ben chiaro, e questo è il messaggio e la sfida che inviamo alla Puglia, che il recupero della risorsa idrica deve servire, da un lato alla ricostituzione delle nostre riserve sotterranee, eccessivamente e direi anche sfruttate in maniera disinvolta ed incontrollata, dall’altro dovranno consentire la restituzione della risorsa recuperata alle sorgenti che alimentato i nostri fiumi, per consentire il ripristino delle condizioni minime di sopravvivenza e della vita biologica dei corsi d’acqua”.

Aggiornamento tariffe. “E’ ovvio che, come detto innanzi, che tutto ciò si traduce in previsioni tariffarie superiori alle pregresse stime, per l’incremento nei costi fatti registrare dai gestori esistenti nel precorso decennio, per cui tradotti gli stessi in tariffa, seguendo le norme che impongono l’adozione di una tariffa media ponderale di quelle esistenti e quindi dei costi gestionali esistenti, abbiamo la necessità di applicare una tariffa media che avrà inizio da circa un euro e cinquanta a metro cubo e che deve inequivocabilmente essere applicata all’intero territorio dell’Ato”.

Per ultimo, Colucci parla dell’affidamento del servizio. “Preliminarmente voglio rassicurare, come ho già fatto con le organizzazioni provinciale sindacali, che nell’ambito de Piano si è prevista l’integrale salvaguardia della forza lavorativa operante nel servizio idrico integrato, sia quella presente presso i gestori operanti, che presso le gestioni comunali, come peraltro già approvato nel Piano del 2003. Quindi la salvaguardia del personale è confermata dal Piano. Detto questo, dato che sul sistema normativo che regge il settore ognuno di noi sembra possedere una personale soluzione del problema dell’affidamento del servizio, io ho viceversa il compito di rassicurare che non ho soluzioni nascoste da rifilare all’assemblea, perché evidentemente i problemi che hanno impedito l’affidamento negli anni pregressi sono tutt’ora irrisolti, anche per ritardi legislativi e non solo. Le differenze tra i gestori in essere sono evidenti, come pure evidenti sono gli obblighi della normativa, che peraltro invece di trovare una decorosa stabilizzazione, viene continuamente modificata dal legislatore. Voglio a tal proposito rammentare la recentissima legge 17 dicembre 2012, n. 221, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, recante ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese, pubblicata in GU n. 294 del 18-12-2012 – Suppl. Ordinario n.208.
Con tale legge vengono ribaditi i concetti sull’affidamento dei servizi pubblici a rilevanza economica, nel rispetto della normativa europea, che dopo i ripetuti interventi abrogativi della Corte costituzionale è l’unica residuale che occorre rispettare. Proprio questa normativa introduce specifiche moratorie sugli affidamenti in essere, che verranno a decadere automaticamente secondo una tempistica ben individuata, se gli stessi affidamenti non saranno adeguati a tali precise disposizioni. Peraltro, è obbligatorio che dell’affidamento determinato venga reso pubblico accesso attraverso una relazione sui criteri adottati e che dimostri il rispetto della normativa europea. Tale relazione deve essere pubblicata sul sito dell’ATO e noi siamo già pronti a ciò sul nostro sito. Da ultimo, per chiarire ancora una volta i termini sull’affidamento diretto penso di fare cosa utile per tutti noi leggere con attenzione la sentenza della Corte di Giustizia europea sull’interpretazione del diritto dell’UE in materia di presupposti di applicabilità dell’eccezione riguardante l’affidamento diretto “in house”, di un servizio pubblico. La conclusione del nostro lavoro penso possa soddisfare le esigenze di tutti, avendo aggiornato il piano d’ambito, che mira alla salvaguardia ambientale, a garantire un servizio migliore alle popolazioni e a tutelate la forza di lavoro operante nel territorio”, conclude Colucci.

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