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A dispetto della dinamica meramente politica Giuditta sostiene che da quando ha lasciato la presidenza dell’ente, “… non c’è stata la benché minima attenzione al problema del Ciclo Integrato delle Acque che ha bisogno di una strategia che veda la tutela, la salvaguardia e il miglioramento dei servizi nonchè la riduzione delle tariffe che, tra l’altro, sono altissime. Forse tralasciamo il punto principale, ovvero che stiamo parlando del bene acqua che è un bene esauribile e primario. Noto uno scarso senso di responsabilità, l’assenza di una politica seria che metta al centro della nostra provincia il territorio. Il nostro è il bacino idrografico più grande del Mezzogiorno. Invito tutti i sindaci a parlare il linguaggio di amministratori e non quello politico”.
Pasquale Giuditta ha portato avanti per l’Ato numerose battaglie per fermare “lo scippo” delle acque, portando anche in Parlamento una sua proposta di legge: “Dobbiamo governare e amministrare questa straordinaria risorsa – ha continuato – che non è stata messa mai seriamente al centro della politica di sviluppo della nostra provincia. Per fare gli interessi dei cittadini c’è bisogno di ampie convergenze, ampie condivisioni. Una convergenza che può raggiungersi solo non rinviando più, non trovando soluzioni di parte che accontentano partiti e non la cittadinanza ma trovando una ‘soluzione istituzionale’. Bisognerà inoltre valutare se l’Autorità d’Ambito 1 dovrà servire due province, Avellino e Benevento, come fino ad ora è stato, o si dovrà pensare ad uno sdoppiamento dell’Ente. In questa stagione di cambiamenti la politica non può essere la stessa, deve registrare il cambiamento, ragionare da amministratori è il nostro dovere. L’Assemblea dei sindaci deve individuare soluzioni istituzionali per offrire ampie garanzie e soluzioni”.