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Il punto di vista dei lavoratori – Insieme si possono ottenere risultati: Giuseppe Morsa, in apertura di lavori, ha dato entusiasmo ai presenti illustrando un percorso “ancora lungo” ed invitando i colleghi a “non raccogliere le provocazioni” e continuare sulla strada della lotta giusta, equilibrata e civile. C’è qualche malcontento che serpeggia tra la folla – “Il nostro malessere – e quello dell’intera Italia – si chiama Fiat o politica? E perché i politici ci svendono in ogni occasione?” – ma c’è anche una forza ed una dignità a cui i lavoratori non vogliono rinunciare stingendosi anche in un abbraccio di solidarietà di fronte al mal comune – “L’azienda ha denunciato 52 persone ma non dobbiamo aver paura di rientrare nello stabilimento e ricominciare a lavorare. Neanche se ci hanno ridimensionato”.
Le prospettive di Masini – Il presidio ha rotto il muro di silenzio che fino a qualche tempo fa circondava la vicenda Fiat ed un risultato, anche se parziale, è stato già raggiunto: l’azienda ha partecipato al vertice del 26 febbraio. Ma non basta. Soprattutto perché nessuna risposta concreta è stata fornita dal gruppo torinese. “Fiat ha cercato ogni pretesto per non prender parte al summit – ha spiegato Masini – e quello che è successo la scorsa domenica davanti a questi cancelli ne è la dimostrazione più lampante”. Secondo il segretario nazionale c’è un motivo se l’azienda preferisce “disertare” ogni incontro ed ogni forma di confronto: “La Fiat pensa che il Piano industriale riguardi esclusivamente l’azienda. La partecipazione dei sindacati alla redazione del piano è scomoda perché escludendoci hanno ampi margini di autonomia gestionale. Ma noi non vogliamo essere quelli che pagano il progetto di espansione all’estero della Fiat”.
I ‘consigli’ di Panigalli – L’esponente della Uil ha invitato i lavoratori ad “approfittare del momento”. La concomitanza della protesta con le elezioni regionali potrebbe essere considerata, sotto alcuni punti di vista, una ‘manna dal cielo’. “Non facciamoci strumentalizzare dalla politica – ha spiegato – ma utilizziamola. Facciamo in modo che attraverso i politici venga fuori la nostra voce. Poi magari ce ne dimenticheremo ma facciamo in modo che adesso la politica assuma il suo ruolo e si faccia carico delle proprie responsabilità”.
Intanto il 30 marzo è fissato un nuovo incontro inerente la produzione dei motori di tutti gli stabilimenti italiani. A tal proposito i sindacati hanno chiesto che venga approfondita la discussione in merito ai settori. “Nello scorso incontro la Fiat dal punto di vista della produzione non è andata oltre affermazioni generiche di cui non avevamo alcun bisogno. Noi vogliamo sapere quali motori si produrranno, quale sarà la nostra missione produttiva e le prospettive di questo stabilimento”.