Arriva l’influenza australiana: picco tra gennaio e febbraio

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Avellino – Certo si è fatta attendere, ma ora l’influenza australiana ha iniziato a diffondersi anche in Italia.
Secondo i dati elaborati dall’Istituto superiore di sanità nella quarantasettesima settimana del 2008 – dal 17 al 23 novembre – il valore dell’incidenza totale è pari a 0,56 casi per mille assistiti. In una settimana, cioè, circa 33 mila persone si sono ammalate di influenza e non dei tanti analoghi virus che circolano in questo periodo.
Secondo gli esperti l’ondata epidemica vera e propria arriverà a metà gennaio per raggiungere l’acme verso febbraio. Quindi è ancora presto. Ed ecco perché questo è ancora un momento utile per vaccinarsi.
L’invito alla vaccinazione è essere rivolto a tutti, ma il Sistema sanitario nazionale ha identificato alcuni gruppi di persone prioritarie. La strategia nazionale di vaccinazione è rivolta soprattutto a ridurre i rischi di complicanze in soggetti che hanno già situazioni di salute complicate.
In un recente convegno inoltre si è messa in evidenza la relazione tra stress e maggiore probabilità di ammalarsi di influenza. Ossia le persone più stressate per il lavoro, o per l’attuale crisi economica rischiano di più. E anche il vaccino funzionerebbe meno. Le situazioni emotive infatti, secondo gli esperti possono interferire negativamente con le nostre difese immunitarie.
Per quanto riguarda l’Irpinia il Coordinamento del Servizio di Epidemiologia e Prevenzione della Asl Avellino 2, diretto dalla dottoressa Maria Antonietta Ferrara ha predisposto la campagna vaccinale contro l’influenza che ha avuto inizio nel mese di ottobre.
In accordo con gli obiettivi specifici indicati dalla pianificazione sanitaria nazionale, la Circolare Ministeriale ha individuato i gruppi di popolazione per cui l’offerta attiva e gratuita di vaccinazione è prioritaria da parte dei servizi territoriali di prevenzione, direttamente o attraverso i medici di famiglia: soggetti di età pari o superiore a 65 anni; soggetti di età superiore a 6 mesi e inferiore a 65 anni affetti da malattie croniche a carico dell’apparato respiratorio, malattie dell’apparato cardio-circolatorio, diabete mellito e altre malattie metaboliche, malattie renali con insufficienza renale, malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie, tumori, malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi, immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV, malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinale, patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici, patologie associate ad aumentato rischio aspirazione delle secrezioni respiratorie (es. malattie neuromuscolari); bambini e adolescenti in trattamento a lungo termine con acido acetilsalicilico, a rischio di sindrome di Reye in caso di infezione influenzale; donne che saranno nel 2° e 3° trimestre di gravidanza all’inizio la stagione epidemica; individui di qualunque età ricoverati presso strutture per lungodegenti; medici e personale sanitario di assistenza; familiari e contatti di soggetti ad alto rischio.

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