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Arriva la Befana e tutte le feste porta via

Avellino – Conto alla rovescia per l’arrivo della Befana, l’appuntamento preferito da tutti i golosi, ma anche l’ultima ricorrenza del periodo natalizio che sancisce la fine delle abbuffate e delle sonnolenze festive.
La tradizione consiste nel preparare una calza di lana e appenderla al camino da cui la Befana in volo a cavallo di una scopa si calerà nella notte del 5 gennaio, mentre tutti i bambini dormono. Per aiutare la misteriosa vecchina, agli appassionati della tradizione, quindi, non resta che rimboccarsi le maniche ed iniziare a fare il pieno di biscotti, cioccolatini, torroncini e dolciumi.
Secondo la leggenda la Befana è una specie di fata, o strega, e quindi benefica, ma talvolta, anche malefica: così ai bambini buoni porta dolci e giocattoli, mentre a quelli cattivi porta per lo più carboni spenti.
Tuttavia l’antica figura resta un personaggio che ha colto suggestioni da diversissime leggende e trasposizioni culturali. C’è chi racconta che la nascita di questa figura nasce perché quando i Re Magi partirono per portare doni a Gesù Bambino, solo una vecchietta si rifiutò di seguirli. Quando, pentita, cercò di raggiungerli, non ci riuscì. Da allora, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, volando su una scopa con un sacco sulle spalle, passa per le case a portare ai bambini i doni che non è riuscita a dare a Gesù Bambino. Altri invece riconducono la figura della Befana ad una tradizione di matrice contadina. Se Babbo Natale è un paffuto nonnino che dona regali a tutt i bambini, la Befana è invece la sostanza femminile pagana di una lunga tradizione rituale contadina. Non porta soldi, e non ha neppure un gruppo di elfi artigiani per fare regali, la Befana tradizionale porta arance, noci, piccoli dolci casalinghi e carbone, ultimamente zuccherato ma comunque carbone, e ci ricorda che dopo le feste si torna a lavorare per i frutti del terreno. Non è un caso l’usanza di dire “l’epifania tutte le feste porta via”. Perché è proprio dopo il sei gennaio che il contadino ricominciava con la nuova semina, che si riprendevano i fervori casalinghi per dar vita ad un nuovo, e si sperava, prosperoso raccolto.
Non è un caso che il giorno dell’Epifania rivivono antichi riti in cui si fondono tradizioni pagane e cristiane. Il fuoco ne è il protagonista principale. In alcuni paesi che conservano la tradizione contadina si usa ancora accendere dei grandi falò propiziatori che mentre bruciano, in base all’orientamento di fumo e faville, si possono trarre previsioni sul nuovo anno e un tempo sul raccolto. Il fuoco, infatti, segna con la sua presenza l’aprirsi di un tempo nuovo e quindi di nuove speranze.

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