
Ariano Irpino – Qualità e valutazione. Un contributo essenziale alla definizione del filo di vita. Nuove iniziative che diventano ragioni di cambiamento su quella che viene definita una ‘frontiera di spine’. Con queste prospettive l’Istituto Biogem ha aperto ieri mattina le porte alla stampa per la presentazione di una struttura all’avanguardia in grado di proiettare l’Irpinia sullo scenario internazionale della ricerca biogenetica, biogiuridica e bioinformatica. Una sfida ambiziosa ed a tratti elitaria illustrata dal presidente Ortensio Zecchino e dal direttore scientifico Roberto Di Lauro. Si, perché proprio di sfida si può parlare. Dalla ricerca alla logistica, dalla struttura all’aspetto economico, tutto c’è e ancora tanto deve essere fatto per portare a compimento un progetto che ha visto i suoi albori nove anni fa. “La Biogem – ha spiegato Zecchino – esiste già da tempo grazie ad un progetto messo in atto da Gaetano Salvatore”. L’eminente medico aveva pianificato un progetto che tuttavia non poteva essere realizzato nella città di Napoli e che ha visto in Ariano una location d’eccezione in quanto realtà di frontiera da valorizzare. E sul Tricolle è stato messo in opera il progetto che oggi gode della funzionalità di quattro laboratori in cui operano 40 ricercatori, 3 veterinari e numeroso personale tecnico. Ma ciò che fa della Biogem un trampolino di lancio è senza dubbio la lungimiranza: come l’ex Ministro del Tricolle ha spiegato, entro due anni saranno operativi 12 laboratori e la struttura raggiungerà il massimo grado di efficienza. All’ampliamento strutturale dovrà corrispondere quello occupazionale, fattore emblematico per un centro “a ciclo continuo in cui nessuno può concedersi una vacanza”. A ciò si aggiunge la presenza di uno stabulario, vero cuore dell’attività dei laboratori. Insomma, dalle apparecchiature allo staff, la Biogem mostra subito un volto la cui caratteristica principale è l’alto profilo qualitativo che investe ogni singolo settore. E lo dimostra il fatto che, nonostante i tempi della ricerca siano convenzionalmente lunghi, i primi risultati sono già stati raggiunti. “Qui – ha spiegato Di Lauro – regna sovrano il concetto di ‘serendipity’: il caso fortuito gioca il suo ruolo fondamentale come è sempre successo nella lunga storia della ricerca scientifica. Ad esempio, attraverso lo studio delle malformazioni renali siamo giunti alla scoperta di un gene presente nel cosiddetto rene policistico (malattia molto frequente negli uomini) e di cui prima non si sospettava la presenza in questo tipo di patologia”. Nell’istituto, dunque, crolla senza possibilità di scampo la differenza tra ricerca di base e applicata e tutto si concentra sulla ricerca di qualità. Parlare in termini qualitativi non elude la discussione relativa all’aspetto economico. “Non siamo un Ente Pubblico di ricerca – ha spiegato Zecchino – per cui non abbiamo diritto alle quote disposte dallo Stato. Dobbiamo guadagnarci la vita con una serie di progetti. Infatti tra le attività del centro è contemplata anche la fornitura di ‘materiali’ alle aziende pubbliche, alle case farmaceutiche. Nell’organizzazione nazionale lo spazio alla ricerca industriale consente sostegni importanti purchè negli Enti si possa disporre di capitali privati, cosa di cui noi, pur essendo privati, non disponiamo”. E se il fattore economico rappresenta un ostacolo, la competizione è l’insostituibile ingrediente del lavoro dell’Istituto. “Realizzare una competizione vuol dire essere pronti ad una valutazione comparata. Finora non abbiamo conosciuto questo tipo di politica a causa di criteri autoreferenziali. Eppure non c’è istituzione che non sia bombardata o bombardabile da valutazioni esterne. Per questo noi – che non abbiamo il ‘garantito’ – siamo palesemente aperti alla comparazione qualitativa. In questa prospettiva il caso è l’elemento che si combina con la buona qualità della ricerca”. Ora il più è fatto. Resta alle istituzioni locali avere la sensibilità di contribuire allo sviluppo di un settore che rilancerebbe l’Irpinia dal punto di vista culturale ed occupazionale. (di Manuela Di Pietro)