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Ariano I. – L’ex sindaco Melito scende in campo per Bevere

Ariano Irpino – Un lungo faccia a faccia, una romantica digressione d’antan quella dell’ex sindaco di Ariano, Vittorio Melito, con i suoi concittadini. Attraverso una lettera aperta Melito dichiara il proprio appoggio a Gaetano Bevere in vista del secondo turno del prossimo weekend, spiegandone le motivazioni. Nella missiva Melito ricorda che, successivamente al suo quinquennio amministrativo, nel corso della ‘pausa di riflessione’ durata nove anni, “…ho avuto l’impressione che la vita politica arianese scivolasse sempre più verso una indistinta omogeneità, verso il grigiore dell’appiattimento di differenziazioni e rivalità tradizionali, stemperate da comuni scelte di campo”.

“Il senso più nobile della competizione politica – continua – è nella proposta al popolo di diverse visioni e scelte, funzionali alle concezioni di bene comune ed interesse pubblico che ciascuna parte sostiene. Purtroppo, è molto diffusa un’altra accezione della politica: la gestione del potere fine a se stesso, il perseguimento di vantaggi di singoli e di gruppi nel disinteresse verso la cosa pubblica. Ho temuto che ad Ariano prevalesse la seconda pratica. Queste elezioni amministrative sembravano nascere nel segno dell’assoluta certezza sul loro esito, tanta era la sproporzione tra le forze in campo. Anche per circostanze fortuite, nonché per divergenze insorte all’ultimo momento, esso sono invece divenute estremamente aperte”.

Si è da ultimo formato uno schieramento composito, trasversale, asimmetrico rispetto a quelli nazionali. E’ inutile nascondere che esso presenta ambiguità e contraddizioni; ma spero e credo che la promiscuità e la varietà potranno ricomporsi ad unità di azione, perché le componenti di questo schieramento appaiono fortemente determinate a perseguire una svolta nella dinamiche della vita amministrativa, il ringiovanimento di gruppi dirigenti, l’apertura alla partecipazione democratica. Percepisco, dunque, segnali di ritorno ad entusiasmi e voglia di rinnovamento così vivi quando fui eletto. La nostra città è bella, orgogliosa, chiusa, tormentata, ostinatamente controcorrente. Forse potrà ancora una volta essere il luogo di un esperimento inedito e stimolante, per sfuggire all’obbedienza dell’ossequio a pochi – o all’unico – tra gli illuminati e ridare voce e potere effettivo alla gente, rimettere al centro della politica i problemi della città e non più equilibri di potere e le prospettive di incarichi futuri”.

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