Ieri ad Ariano Irpino è stato il giorno della raccolta firme a favore della campagna referendaria contro la privatizzazione dell’acqua. “Un grande successo”, dicono i Giovani Democratici del Tricolle “In piazza Plebiscito sono stati centinaia i cittadini che hanno sottoscritto la richiesta referendaria”.
“Il nostro impegno proseguirà ancora fino a che non sensibilizzeremo in modo adeguato i cittadini di Ariano: l’esperienza ha dimostrato che dove ci sono dei privati a gestire l’acqua pubblica i costi per gli utenti aumentano, senza ricevere in cambio servizi migliori, un esempio su tutti la città di Agrigento”
Soddisfatto il segretario dei Giovani Democratici Santosuosso: “Ringrazio quanti sono intervenuti oggi, per dare il loro contributo in termini di sottoscrizione dei quesiti referendari, non vanificando il lavoro fatto in questi giorni da noi Giovani Democratici con il valido aiuto dei Giovani Comunisti e dei Verdi, al fine di proporre questa raccolta firme, su una tematica così importante da non avere nessun colore politico. La raccolta si è conclusa prima del previsto perché avevamo terminato tutti i moduli vidimati, ma sarà riproposta nei prossimi giorni.” Claudio Simonazzi della Segreteria Provinciale dei GD, felice del risultato raggiunto dice: “La nostra battaglia a favore dell’acqua pubblica va di pari passo con quella contro le centrali nucleari. C’è un collegamento tra queste due battaglie, perché per far funzionare una centrale nucleare, con tutti i danni all’ambiente e alla salute per le scorie radioattive che ne conseguono, c’è bisogno di tantissima acqua. L’acqua viene infatti utilizzata in quantità massicce per raffreddare i reattori nucleari. Potete ben capire che se l’acqua è in mano a una società privata ne conseguirebbero speculazioni e sprechi eccessivi per creare maggiore profitto ai danni dell’ambiente ma anche dei portafogli dei cittadini. A proposito dello spreco, ricordo che tutti quanti noi abbiamo il dovere di cercare di risparmiare acqua, perché si tratta di un bene che noi difendiamo con questa proposta referendaria, ma lo difendiamo anche perché non è un bene infinito. Ci sono troppi sprechi. Dobbiamo pensare di ridurre i nostri consumi di acqua. Dobbiamo continuare a ridurre il consumo idrico anche negli impianti pubblici”.
Il referendum si compone di tre quesiti: il primo mira a fermare la privatizzazione dell’acqua attraverso l’eliminazione dell’articolo 23 della legge 133 del 2008, contrastando la consegna del mercato idrico ai privati. Il secondo quesito ripropone l’abrogazione del decreto legislativo 152 del 2006, relativo alla disciplina dei beni pubblici, mentre il terzo quesito vuole contrastare la possibilità che da un bene comune come l’acqua si possa fare profitto. Togliere, dunque, l’acqua dal mercato e arrivare a una gestione pubblica e partecipativa del bene comune sono tra i principali punti che motivano la campagna referendaria.
