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Araba Fenice: Carabinieri e Finanza smascherano clan Genovese e Cava

Avellino – Il tessuto economico provinciale irpino si ripulisce da una profonda chiazza malavitosa che agiva a discapito degli operatori onesti, mascherando le regole economiche con veri e propri diktat criminali. Il tutto per merito di una vasta operazione antimafia condotta congiuntamente nella notte (un blitz di oltre 150 uomini e circa 50 mezzi dell’Arma) dal Comando Provinciale dei Carabinieri insieme al Gico della Guardia di Finanza di Napoli, ad Avellino e nei comuni limitrofi, in particolare del Partenio. ‘Araba Fenice’ ha portato all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per 20 soggetti, emessa dal Gip presso il Tribunale di Napoli (Dottoressa Pasqualina Paola Laviano) su richiesta del Pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli (Dottoressa Maria Antonietta Troncone). Il risultato: 15 persone sono al momento state arrestate ad opera della Benemerita e altre 4 dalle Fiamme Gialle. In prima linea figura il clan Genovese, con Modestino e il figlio Luigi. E non manca all’appello il nome di Antonio Cava. I tre con Ciro Iandolo sono già in cella. Ma le manette sono scattate anche per Fabi Santolo, Mario Valente, Annunziata Guerriero, Modestino Tomeo, Daniele Picariello, Annunziata Maria De Falco, Modestino D’Aurilia, Ferdinando Borghese, Giuseppe Gambino, Gianni Garofalo, Domenico Caruso, Carmine Marrano, Vito Acierno ed Elio Villani. Numerose le figure femminili coinvolte, facenti parte del nucleo familiare e non, che in determinati momenti avrebbero perpetrato le estorsioni addirittura in prima persona. I due clan figurano insieme per rapporti non subordinati di comune interesse e di cooperazione criminale, in questo specifico caso ai danni dell’imprenditoria privata. L’accusa a carico degli arrestati è di associazione per delinquere di tipo camorristico finalizzata alla commissione di delitti contro la persona e il patrimonio, al fine di conseguire e mantenere il controllo e l’esercizio, in modo diretto e indiretto, di attività economiche ed imprenditoriali nel settore commerciale e dei servizi, realizzando profitti ingiusti ed avendo come obiettivo il compimento di delitti contro la persona e il controllo delle attività economiche, attraverso la gestione monopolistica di interi settori imprenditoriali e commerciali. Ancora il prelievo estorsivo di somme di denaro presso i titolari di imprese edili, l’attività usuraia ai danni di commercianti ed imprenditori, il condizionamento dell’attività amministrativa relativa al rilascio di concessioni e autorizzazioni nonché la detenzione ed il porto illegale di armi e materiale esplodente.
L’operatività del clan Genovese è stata affermata nel 2003 allorquando le plurime dichiarazioni dei collaboratori coniugate agli elementi probatori acquisiti consentirono di affermare l’esistenza dell’organizzazione camorristica, dedita prevalentemente ad attività estorsiva nonché all’acquisizione del controllo delle attività economiche ed al traffico di sostanze stupefacenti. L’attività svolta dagli attuali componenti si pone in rapporto di continuità con l’attività già svolta dagli altri componenti. Le estorsioni descritte evidenziano un particolare ventaglio di condotte messe in atto dagli esponenti del clan. Le indagini hanno consentito di scoprire almeno 8 estorsioni compiute dagli arrestati ai danni rispettivamente di un imprenditore edile che stava realizzando 28 villette in località Ospedaletto D’Alpinolo e costringendo un altro imprenditore a ricorrere all’esclusivo utilizzo di uomini e mezzi forniti da un’unica società, nonché a versare somme sproporzionate e non giustificate rispetto all’entità dei lavori svolti -obbligando inoltre ad acquistare materiali inerti da una ditta organica al clan ad un prezzo sensibilmente superiore a quello di mercato nonché a cedere a titolo gratuito mezzi d’opera e camion . Analogo modo di agire è stato attuato collocando una bottiglia incendiaria su una macchina operatrice di una ditta aggiudicataria di due distinte gare d’appalto ingenerando nel titolare il timore di subire ritorsioni violente in caso di mancata adesione alle illecite richieste. Un altro imprenditore impegnato nella realizzazione di diciotto ville, dopo l’incendio del proprio escavatore, ha concesso gratuitamente servitù di passaggio su parti del terreno del suo cantiere nonché affidando l’esecuzione di lavori di scavo ad una società i cui soci sono appartenenti al clan Genovese.
Un altro imprenditore edile è stato prelevato ed accompagnato in montagna e minacciato da elementi apicali del clan e costretto a versare la somma di 5mila euro. Si evidenza in senso negativo il codice morale del capo storico del clan, Modestino Genovese, il quale nel 1998 esplose alcuni colpi d’arma da fuoco nei confronti del figlio per punirlo della sua frequentazione con un tossicodipendente, ferendolo alle gambe. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati dai Carabinieri mezzi edili di un’impresa di movimento terra di proprietà di uno degli arrestati per un valore di oltre 500mila euro. Sono inoltre in corso numerose perquisizioni con l’ausilio di unità cinofile che hanno consentito il rinvenimento di un revolver e di sostanza stupefacente. La ricostruzione dell’atto criminale segue schemi già noti: la vittima veniva avvicinata con l’offerta di un servizio a cui si potevano associare altre richieste in percentuale. Se si aderiva nessun problema. Altrimenti scattava la violenza e l’intimidazione con la deflagrazione di ordigni esplosivi.
“Non si opera più solo nel Vallo di Lauro – ha tenuto a precisare il Tenente Colonnello dei Carabinieri, Gianmarco Sottili in conferenza stampa con il Tenete Colonnello Antonio Quintavalle, del Nucleo della Polizia Tributaria di Napoli, la Dott.ssa Maria Antonietta Troncone con il coordinatore Dda campana Franco Roberti e il Maggiore Francesco Merone – ma addirittura ad Avellino e nei comuni limitrofi”. “Accanto alla gestione e al controllo il territorio va tutelato anche nei confronti di operatori onesti il cui tessuto imprenditoriale risulta spesso inquinato”, ha concluso il Ten. Col. Acquavita. Ma le indagini non si fermano. (in corso di aggiornamento)

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