Anno nuovo, nuovi rincari: sulle autostrade aumenti dei pedaggi fino all’1,9%

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Anno nuovo, nuovi rincari sulle autostrade italiane. A partire dal 1° gennaio molti automobilisti troveranno una sorpresa al casello: entra infatti in vigore l’aumento dei pedaggi, come previsto da un decreto interministeriale congiunto del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Gli incrementi tariffari, è doveroso precisarlo, sono già contenuti nei contratti di concessione stipulati negli anni scorsi dalle società concessionarie, tra cui spicca Autostrade per l’Italia. Per il 2026 è previsto un adeguamento medio dell’1,5%, corrispondente all’indice di inflazione. A ribadirlo sono state anche la Corte Costituzionale e l’Autorità di regolazione dei trasporti (Art).

Una decisione che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dichiara di non poter contrastare. In un comunicato, il Mit sottolinea come «la sentenza contraria della Corte Costituzionale abbia vanificato lo sforzo del ministro Matteo Salvini e del Governo di congelare le tariffe fino alla definizione dei nuovi Pef regolatori». L’Art, prosegue la nota, ha quindi determinato l’adeguamento tariffario all’inflazione nella misura dell’1,5%.

La variazione più elevata riguarda l’autostrada Salerno–Pompei–Napoli, che registra un incremento dell’1,923%. Segue una lunga lista di concessioni con l’aumento standard dell’1,50%: Autostrade per l’Italia, Brescia-Padova, Autovia Padana, Salt-Tronco Autocisa, Consorzio Autostrade Siciliane, Milano Serravalle, Tangenziale di Napoli, Rav, Sat, Satap A4, Sav, Sitaf, Fiori-Tronco A6, Cav e Asti-Cuneo. Alla stessa percentuale si aggiungono anche le tratte gestite da CAL, ovvero Pedemontana Lombarda, Tangenziale Esterna (TE) e Brebemi.

Lievemente inferiore l’aumento sull’autostrada del Brennero, pari all’1,46%, mentre non sono previsti rincari per l’Autostrada Alto Adriatico e per Strada dei Parchi.

Sui rincari esplode però la polemica politica. «Ormai anche i comunicati del Mit certificano il totale fallimento di Matteo Salvini come ministro dei Trasporti – attaccano il vicepresidente della Commissione Trasporti e il capogruppo Pd in Commissione Ambiente, Andrea Casu e Marco Simiani –. Nel goffo tentativo di scaricare sulla Corte Costituzionale la responsabilità degli aumenti, si infligge l’ennesima mazzata a cittadini e autotrasporto, già colpiti dall’aumento delle accise sul diesel e dalla nuova tassa sui pacchi. È colpa dei giudici se Salvini non sa fare il ministro?».

Dal primo gennaio, intanto, gli automobilisti dovranno fare i conti con pedaggi più cari, mentre il confronto tra Governo e opposizione resta aperto.