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Angela Tuccia in tour teatrale al fianco del magistrato Ayala

Partirà dal festival La Versiliana l’esperienza di Angela Tuccia nel mondo teatrale. L’avellinese sarà infatti la protagonista al fianco del magistrato Giuseppe Ayala che a quasi vent’anni dalle stragi di Capaci e via d’Amelio, per la prima volta presenterà un monologo teatrale: ‘Chi ha paura muore ogni giorno – I miei anni con Falcone e Borsellino’, tratto dal suo omonimo libro pubblicato da Mondadori. Uno spettacolo che si annuncia avvincente e al tempo stesso coinvolge la voce narrante di Angela, nota al grande pubblico nazionale per la sua partecipazione a L’Eredità e ai Migliori Anni al fianco di Carlo Conti. Un tour importante, che toccherà le migliori realtà italiane teatrali e che farà tappa anche ad Avellino nel prossimo inverno al Teatro Gesualdo il 2 febbraio. I testi sono curati dal magistrato Alaya con il contributo di Ennio Speranza, musiche di Roberto Colavalle & Matteo Cremolini per le proiezioni di Alessio Sabrini. La direzione artistica e produzione è affidata a Gabriele Guidi. In scena un grande albero di Magnolia, simbolo palermitano della lotta alla mafia. Coadiuvato da musiche originali e dalla proiezione di filmati storici – grazie al contributo di “Rai Trade” – lo spettacolo è idealmente diviso in 3 sezioni: la prima, dedicata ai giudici Falcone e Borsellino e al loro rapporto con Ayala. Per anni condivisero momenti difficili, drammatici ma entusiasmanti allo stesso tempo; un legame cementato dal trascorrere del tempo lavorando fianco a fianco, ma anche dai viaggi, le vacanze e le serate trascorse assieme… fino alla loro tragica scomparsa. Nella seconda parte “rivive” in parte lo storico maxiprocesso del quale Ayala fu pubblico ministero. Considerata la prima, grande reazione dello Stato a Cosa Nostra, si svolse in un aula bunker costruita appositamente. Il processo terminò dopo quasi due anni, il 16 dicembre 1987. Per leggere interamente la sentenza servì più di un’ora: 2.665 anni di condanne al carcere vennero divisi fra i 360 colpevoli, senza includere gli ergastoli comminati ai 19 boss principali. Durante l’ultima sezione dello spettacolo, il pubblico diventa protagonista. Ayala scende in platea: risponde alle domande, tutte; senza vincoli o argomenti tabù; osserva gli spettatori, il loro stato d’animo, le reazioni, sedendosi in mezzo a loro, come uno di loro. Del resto, a chi gli ha domandato per anni se si fosse mai sentito un eroe, ha sempre risposto:“Sono solo una persona, come tutti gli altri”. Giuseppe Ayala ha deciso di raccontare la sua verità, mettendosi alla prova con un nuovo mezzo comunicativo: il teatro. La storia di quegli anni e la straordinaria esperienza vissuta al fianco di Falcone e Borsellino (con i quali condivise la vita professionale quotidiana, ma soprattutto una profonda amicizia), danno vita ad un “incontro-spettacolo” che pone l’attenzione sulla Sicilia, su Cosa Nostra, sulla politica e la giustizia italiana di allora… come di oggi. E’ una storia di vittorie enormi, di alcuni fallimenti, di molte speranze deluse e tanti luoghi comuni, primo fra i quali che “le stragi fermarono il pool anti-mafia”.

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