Andretta – “Denuncia d’autore” per difendere il Formicoso

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Andretta – Contro la mega discarica. Contro i “soprusi”. Contro chi vuole devastare la verde Irpinia, Vinicio Capossela, ironico e beffardo, canta e balla ‘tra’ e ‘con’ la gente per difendere la sua terra d’origine. Spicca tra tante proposte lo striscione appeso sul palco, “Nessuno tocchi il Formicoso” nell’immensa distesa e le eliche dell’energia pulita, quasi mostruose per il contrasto con l’altopiano dolce e ancora incontaminato. Posti da cultura contadina, di antichi misteri e di speranze deluse tra grano raccolto, scialli che avvolgono le forti donne dell’Alta Irpinia e gente che scruta i gesti comprendendo attraverso lo sguardo, in molti casi senza parole. Gli occhi servono a far capire, a leggere la storia, le radici a difendere il poco che si possiede, in molti casi la Terra, la casa, i ricordi, il passato. Il popolo dell’Alta Irpinia e la gente del Formicoso conta gli assenti, quelli dei paesi vicini, dei sindaci “nascosti” e della mancata solidarietà. Alla fine si contano.La politica provinciale è presente: mancano i big, mancano i nomi che contano. La gente è consapevole del “tradimento” e continua a sperare. Pero Spaccone si popola intorno alle 19.30: la gente arriva dall’Irpinia, dai paesi vicini con tanti giornalisti, alcuni curiosi, altri per lavoro. L’altopiano del Formicoso, prima silenzioso poi delirante, ha accolto migliaia di persone e tra note e artigli affilati la protesta è diventata concerto, spettacolo e cultura popolare. Insomma, una “denuncia d’autore” per non permettere che diventi “l’immondezzaio d’Europa”.
Vinicio, nato ad Hannover ma di madre andrettese, padre calitrano ha segnato un’inversione di tendenza: è stato il primo artista noto a livello nazionale ed internazionale a scendere ufficialmente in campo per dire no alla realizzazione di una mega discarica in uno dei tanti territori ‘preda’ dell’indomabile emergenza rifiuti. Ma se in termini tecnici regna l’appellativo piattaforma polifunzionale, la cultura popolare parla ‘spicciolo’ e la trasforma in grande buco (con una capacità pari a tre milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani).
La giornata di mobilitazione è partita all’alba con le visite guidate nei centri storici dei paesi dell’Alta Irpinia. Nel pomeriggio, a partire dalle 17, Pero Spaccone è diventato indiscusso protagonista.
I sindaci dell’intera area – zona di fieno doc destinato alle bufale della regione, di vini premiati nel mondo e di agricoltura biologica – non hanno fatto mancare la loro presenza. Già nei giorni scorsi, infatti, hanno sottoscritto un manifesto dai toni duri, in cui si avverte, tra le altre cose, che “il rifiuto al dialogo da parte dei rappresentanti dello Stato avrebbe l’effetto di acuire la frattura con i cittadini, ponendo seri problemi di tenuta democratica del Paese”; che si sta “valutando la possibilità di separazione” di buona parte dell’Irpinia dalla Regione Campania. I sindaci hanno aggiunto che “intraprenderanno tutte le iniziative legali a tutela dell’integrità del territorio a costo di mettere a rischio la propria vita: perché le proprie aspettative future non siano calpestate dalla discarica nel polmone verde della Campania”.
In tutti regna la rabbia. Lo stesso Capossela non si spiega come mai “una landa di terreno come l’Alta Irpinia, in linea con i parametri della differenziata a livello europeo, invece di essere premiata, sia stata punita. Bisogna valorizzare chi fa bene. E ridurre a monte la produzione dei rifiuti”.
Pero Spaccone ha fatto gli onori di casa. Ha ospitato il ‘delirante’ popolo dei ‘contrari’, di coloro che si battono e ancora si batteranno per mantenere alto il nome dell’Irpinia, per conservare un’identità che altri vogliono cancellare. Poi il silenzio. La quiete dopo la tempesta.
Intanto il 25 agosto inizieranno i carotaggi per comprendere se lo sversatoio potrà essere realizzato o meno a Pero Spaccone. Oggi il sindaco Caruso unitamente ai geologi sarà a Napoli per incontrarsi con il generale Giannini per chiedere di posticipare i carotaggi e di incontrare Berlusconi. Una speranza, un tentativo per evitare la discarica e continuare a difendere il territorio.

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