Andretta – A 10 giorni dalle dimissioni parla il consigliere Caruso

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Dieci giorni di silenzio. Poi le rivelazioni. Dopo Arace tocca all’ex consigliere comunale dimissionario di Andretta, Domenico Caruso, spiegare le ragioni di una scelta che ha irrimediabilmente portato alla caduta del Consiglio comunale. Una scelta apparsa secondo alcuni “pretestuosa” in considerazione anche del ‘momento’ in cui si è verificata e spiegata attraverso una lettera chiaramente indirizzata ai cittadini. Non è un mistero, infatti, che privare Andretta di una amministrazione proprio quando ancora si combatte contro l’ipotesi di una mega discarica è apparsa una scelta alquanto azzardata. Ma i problemi, secondo Caruso, hanno avuto inizio all’indomani delle elezioni: “La lista ‘Paese mio’ – ha spiegato – era nata con il preciso scopo di evitare una concentrazione del potere nelle mani di pochi e far partecipare tutti gli Andrettesi alla vita comunale. Invece, in quest’anno e mezzo, così non è stato.
Le nostre proposte venivano puntualmente cestinate. Sinceramente ci siamo preoccupati, da subito, della salute del sindaco perché in quest’anno e mezzo ripeteva con rabbia ‘Ma chi me l’ha fatto fare!’. Quando il Sindaco si fa di malavoglia, o si deve dimettere (come gli fu richiesto da un cittadino nell’assemblea del 15 novembre), o è meglio trovarne un altro.
Il patto doveva essere un matrimonio tra noi eletti e voi amministrati per formare, tutti insieme, una sola “famiglia”. Ma una famiglia e’ vera se e’ unita!
E l’unità familiare l’hanno rotta coloro che nella Giunta non si sono mai preoccupati di chiedere agli altri se c’erano problemi da affrontare insieme, se c’era una programmazione da fare per il Bilancio 2008, se c’era da dare un contributo politico per la questione discarica.
Il ‘traditore’ non è chi abbandona per evitare inefficienze ma che vuole introdurre una cultura che non appartiene ad Andretta.
Le nostre dimissioni non sono il tradimento, ma la salvezza per Andretta perché abbiamo voluto spezzare una catena che ci avrebbe portato al disastro.
Noi siamo saltati a terra, voi invece, da soli, avete fatto un salto nel buio!
Non siamo stati noi a tradire nemmeno sulla delicata questione discarica Formicoso, ma solo chi ha ritenuto dall’inizio che il problema dovesse appartenere a pochi perché era necessario alzare un ‘muro di persone’ a ‘Pero Spaccone’.
Noi vogliamo essere grati a quanti hanno dato solidarietà, impegno, partecipazione e sostegno morale, fisico e politico, ma un problema così delicato come la discarica poteva diventare la famosa “tela di Penelope”, dove c’era chi tesseva di giorno e chi demoliva di notte. Quando ci sono i Commissari Prefettizi la discarica non si fa perché lo Stato non fa violenza a sé stesso. Ci hanno rassicurato di stare tranquilli perché esponenti politici di maggioranza e di governo seguono l’evoluzione della vicenda e parlano ripetutamente con Bertolaso.
Queste le ragioni, questo il tempo delle mie e nostre dimissioni; non c’era più tempo da perdere”.

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