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Nel dettaglio: per i servizi vari (trasporto in carro funebre, documenti per sepoltura, composizione salma, chiusura e sigillatura del feretro, ecc.) si spende dagli 800 ai 1.200 euro, per una bara compresa di accessori dai 500 ai 1.500 euro, per le corone di fiori dai 100 ai 200 euro, per un cuscino dai 70 ai 250 euro. Per i fiori per il feretro dai 100 ai 200 euro, per le partecipazioni dai 50 ai 100 euro, per gli avvisi mortuari dai 200 ai 400 euro, per il sacerdote officiante dai 50 ai 150 euro.
E sul caso del racket relativo al caro estinto, in base alle stime del Codacons, “…l’85 delle famiglie cui viene proposto un funerale pochi minuti dopo la morte di un proprio caro, accetta immediatamente le offerte delle agenzie funebri senza confrontare le tariffe praticate da altri operatori”. E se dietro la cerimonia funebre vige un vero e proprio business, notizie sicuramente buone arrivano dalle quotazioni dei crisantemi che, nonostante la crisi, restano in linea – afferma la Cia – con quelle dello scorso anno: tra 0,65 e 0,74 euro a stelo i prezzi medi all’ingrosso delle varietà Anastasia, Avignon, Dalia, Dylana, Eleonora, Pin Pon, Resolute, Sheena, Snow Down, Spider e Veneri.
Fa eccezione la varieta’ Turner, molto pregiata, quotata da 3 a 3,50 euro a stelo. Per i crisantemi – avverte la Cia – c’e’, quindi, un’ampia gamma di offerte diverse per forma, colore, grandezza e prezzo. Si può scegliere evitando di incappare negli speculatori che approfittano della commemorazione dei defunti per fare affari sulle spalle di chi si appresta a ricordare un caro scomparso. Secondo le prime stime, la Cia rileva che i consumi di crisantemi dovrebbero risultare simili a quelli dell’anno scorso. Stesso trend per altri prodotti floricoli, come le orchidee, i lilium, le ederine. Ogni anno in Italia – rileva sempre la Cia – si producono più di 600 milioni di steli di crisantemi e circa 10 milioni di vasi. E la loro vendita, per una tradizione che e’ propria della cultura italiana, è concentrata molto tra la fine di ottobre e la prima decade di novembre. In questo periodo si arrivano a spendere al consumo tra i 380 e i 420 milioni di euro.