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An – Franco D’Ercole: “E’ l’ora della discontinuità”

Avellino – LE INTERVISTE DI IRPINIANEWS – Sulla scorta di una esperienza politica trentennale, Franco D’Ercole, da sempre fedele alla destra e legato all’intelaiatura dei valori storici che essa rappresenta, conosce meglio di chiunque altro il significato della falsa dicotomia tra necessità ed opportunità di realizzare l’alternativa alla sinistra in Campania. Dopo decenni di rincorsa politica, la provincia di Avellino si appresta ad affrontare una curva pericolosa e nel movimento di centrodestra sembra avere trovato oggi l’unicum capace di mirare alla vittoria elettorale. Franco D’Ercole, esponente di spicco del Movimento Sociale Italiano prima dell’adesione ad Alleanza Nazionale dopo la svolta di Fiuggi, oggi capogruppo dell’opposizione in seno al consiglio regionale della Campania e da sempre voce critica circa le vicende politiche della provincia di Avellino, esamina l’attuale congiuntura politica e mostra la strategia in vista della prossima tornata elettorale.

In Irpinia il centrodestra, nonostante sia da tempo al governo nazionale, non riesce a decollare. Come mai?
“Il sistema clientelare instauratosi con la politica di centrosinistra in Campania si è radicato profondamente nel dna dei cittadini. Dobbiamo continuare a far leva sul voto di opinione, su quello di chi si sente vessato dal sistema ed è pronto ad alzare la testa. Puntiamo sulla speranza, che può rappresentare la molla per instaurare un sistema più democratico e giusto”.

In una recente intervista, l’On. Iannaccone ha parlato dell’indifferibilità della ricerca di un’anima vera nel centrodestra.
“Più che di anima, è bene comunicare che il centrodestra comincia ad avere un corpo. Mi sembra che intorno al progetto popolar-liberale si stia raccogliendo un consenso considerevole ma non basta solo la mobilità elettorale per andare al governo. L’ambizione resta quella di gestire il territorio e ovviamente sarà l’elettorato a giudicare la nostra capacità nel farlo. E’ necessario convincere l’elettorato con una proposta credibile. C’è bisogno di una svolta”.

A quale svolta fa riferimento?
“Voltare pagina significa dare discontinuità al passato e guardare ad un futuro che non voglia essere la prosecuzione di metodiche e metodi politici ormai desueti. E’ ora che in Campania si affermi una nuova classe dirigente. L’attuale quadro politico appare sempre più autoreferenziale, rappresentante solo di se stesso e di un sistema del consenso e della clientela che non regge più. Il clientelismo esasperato è stato uno degli elementi determinanti per il fallimento delle reggenze democratiche in Campania negli ultimi decenni. Resta, pertanto, l’elemento da combattere a tutti i costi”.

Si parla sempre più insistentemente di convergenze del centrodestra con i demitiani; An, in tal senso, non ha mai fatto salti di gioia…
“Personalmente, ma parlo anche a nome di tutto il gruppo, ho sempre creduto che la realtà della provincia fosse una realtà anomala. A dimostrazione di questa tesi ci sono i dati di un apprezzamento nato e cresciuto intorno ad un personaggio che è sicuramente tra i più carismatici ma che non rappresenta uno schieramento definito. Ciò premesso, ci può essere un’apertura perché si può intercettare questa parte di elettorato che di certo non si identifica nel centrosinistra. Prendiamo atto di poter avere convergenze con più esponenti, non per questo abiureremo il passato. Dopo tutto, in altre parti del paese è già stato sperimentato positivamente il connubio dell’Udc con il PdL. Se si profilerà la possibilità di navigare verso una direzione comune con De Mita, vaglieremo anche questa strada confidando nel fatto che dall’altro lato ci sarà disponibilità a valutare serenamente i possibili paletti che noi porremo”.

A riguardo, è dell’idea che al primo turno il centrodestra debba presentarsi da solo con propri candidati?
“La volontà è quella di proporci al primo turno da soli e magari attuare un apparentamento nella fase successiva. Solo così potremo far comprendere all’elettorato il perché di determinate scelte”.

Allora fuori i nomi. Sibilia è il candidato in pectore alla Provincia, anche se manca l’ufficialità dello stesso.
“Non esprimo contrarietà sulla possibile candidatura di Sibilia. Non è plausibile però occupare caselle sullo scacchiere senza discutere della posizione delle altre caselle con gli alleati. Sibilia rappresenta una candidatura prestigiosa per la coalizione ma deve essere valutata complessivamente insieme alle altre”.

Intorno a Palazzo di Città invece ruota una terna di nomi: partiamo da Giovanni D’Ercole, passando per Preziosi per finire con Pionati.
“Più che di nomi, stiamo ragionando intorno ad un’intesa. Alleanza Nazionale non è sprovvista di candidati e nomi eccelsi in tutte le posizioni in cui si andrà ad esprimere il consenso. La questione principe è valutare tutte le possibilità di vittoria e quindi prediligere il candidato con più attrattive. Nutro però serie riserve sulla questione società civile. Per chi fa politica è un lavoro arduo e intenso su tutto il territorio. Paradossalmente parlare di società civile significa delegittimare chi fa politica”.

Enti in fibrillazione. Che idea si è fatto?
“Non ho pienamente gradito che Forza Italia si sia spesa in maniera così intensa per il conseguimento di risultati in questa corsa all’Ente. Tutto sommato è stato meglio così: avremmo corso il rischio di lasciare tutto in mano al centrosinistra. Avrei comunque gradito un maggior coinvolgimento di tutta la coalizione”.

Dopo giugno, quale città di Avellino e quale Provincia vedremo?
“Auspico una città di centrodestra. Nel confronto quotidiano che ho con le persone deduco che c’è tanta gente pronta e decisa a questo cambiamento. Per esperienza rimango cauto perché alle parole spesso non seguono i fatti”. (di Antonio Pirolo)

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