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Per questo motivo, i militari hanno effettuato questa mattina una nuova e più approfondita verifica delle strutture, coadiuvati anche da personale specializzato dell’Arpac Campania e dell’Asl. L’intervento ha riguardato tre capannoni dove gli ispettori sanitari hanno dimostrato la presenza di amianto sia nella copertura, effettivamente costruita con eternit rivestito, che nelle pareti divisorie interne, anch’esse costruite in un composto dell’amianto.
Il successivo intervento dell’Arpac si è invece sviluppato nella campionatura di alcune parti di quei materiali dove è stata rilevata la presenza di amianto, al fine di verificarne l’esatta qualità e quantità, e conseguentemente l’eventuale pericolo di possibile inquinamento ambientale. Gli esiti degli esami di laboratorio, però, saranno pronti solo tra qualche giorno. Nonostante il degrado dei capannoni, non si riscontra comunque inquinamento atmosferico o pericolo per la popolazione.
I carabinieri hanno comunque accertato che quel terreno ricade tra le proprietà della Provincia, e che è in gestione all’ufficio edilizia scolastica dell’Ente. Quei prefabbricati, utilizzati nel periodo post-sismico per consentire ai ragazzi dell’ITG D’Agostino di frequentare le lezioni, sono da moltissimi anni in disuso e attualmente sono in grave stato di degrado. Nel terreno dovranno essere realizzati, nel prossimo futuro, nuovi edifici a uso scolastico. I militari si sono fatti fornire dai dirigenti dell’ufficio provinciale, una copia degli atti con cui, nello scorso dicembre 2008, hanno determinato con appalto pubblico l’affidamento dei lavori di demolizione a una società di San Martino Valle Caudina. L’ppalto, conclusosi regolarmente, è in fase di perfezionamento presso l’Ente provincia e i lavori dovrebbero iniziare a breve.
L’operazione dei carabinieri si è quindi conclusa senza alcun provvedimento di sequestro, attesa la sussistenza e regolarità di tutti gli atti finalizzati alla bonifica della zona. Ora, si attende che l’ASL Avellino e l’Arpac rendano note le prescrizioni da intimare alla ditta incaricata della bonifica, affinché provveda per la messa in sicurezza del sito e dei lavoratori. Nel frattempo i carabinieri si sono sincerati che l’area, già di per sé ben recintata, non fosse in alcun modo accessibile, provvedendo, insieme all’ente proprietario del terreno, ad apporre idonei cartelli di avviso e di divieto d’accesso.