
Avellino – Cose trite e ritrite. Dopo gli affondi di Rossano sulla vicenda dell’Ato, Lucio Fierro non ci sta. Accusato dal rappresentante dell’associazione Merito è Libertà di aver congelato le proprie dimissioni dalla presidenza dell’Ente come escamotage per temporeggiare, il numero uno dell’Acp rispedisce – con una buona dose di sarcasmo – questa e altre accuse dritte dritte al mittente: “Apprendo con piacere che l’architetto Claudio si è ripreso dall’esclusione della propria lista (Merito è Libertà, ndr) dalla giunta provinciale e dovendo dimostrare di esistere, torna a ‘comunicare’ sull’acqua. Lo fa ripetendo sulla Patrimonio cose trite e ritrite. Ribadisco che la vicenda giudiziaria sulla Patrimoniale è poco più di una ‘bufala’ . Gli amministratori dell’epoca hanno riportato nello stato patrimoniale della società solo quanto esposto in una perizia redatta da un tecnico nominato dal Tribunale. In questo lungo elenco di opere realizzate dal disciolto Consorzio, solo per una piccola parte è dubbio se la proprietà sia dell’ACP o della Regione. Si tratta di impianti finanziati dalla Cassa per il Mezzogiorno in concessione al Consorzio e non trasferiti per una inadempienza della Regione Campania ad una sua legge. Ma anche tra queste opere ex Casmez parte notevole è incontestabilmente di proprietà della Patrimoniale per trasferimenti operati da Commissari Governativi o dal CIPE. Rossano sa bene, inoltre, che anche detraendo dal totale opere che, a seguito degli accertamenti in corso, dovessero risultare di proprietà della Regione Campania, l’ammontare reale del patrimonio dell’ACP non ne risulterebbe depauperato in quanto nella perizia Troncone non sono stati inseriti impianti dal valore notevole realizzati dopo lo scioglimento della Casmez e la cui proprietà non è contestata. Rossano, dimenticando di avere per altra via attribuito a ben altro il disavanzo dell’ACS, rilancia la ‘balla’ che il canone versato alla Patrimonio sia la causa primaria del dissesto dell’ACS. Dovrebbe invece sapere che il bilancio dell’ACP è assorbito quasi per intero da sole due voci: a) per sentenze risarcitorie da mancato completamento di espropri; b) per un personale utilizzato per fare chiarezza nella caotica situazione documentale da noi ereditata sul patrimonio. Si tratta di voci su cui, anche sciogliendo l’ACP, non vi saranno risparmi, a meno che, con la scusa di difendere il posto ai quattrocento dipendenti dell’ACS, non si voglia mettere sul lastrico le famiglie di sette lavoratori dell’ACP. Si potrebbero risparmiare le spese delle indennità agli amministratori. Io, che non ne percepisco, penso che un risparmio ben più consistente ne verrebbe se, per entrambe le società, un riordino statutario concentrasse le funzioni attuali dei Presidenti, dei CdA e del direttore generale dell’ACS in un amministratore unico. Infine Fierro si pronuncia sulla questione delle proprie dimissioni. “Sono state rese all’assemblea degli azionisti, non richieste da altri che dal mio rispetto per una rappresentanza – quella uscita modificata dalle urne – E soprattutto dalla esigenza di provocare un chiarimento definitivo sugli intendimenti che gli azionisti pensano di porre in essere per l’intero sistema di governo del servizio idrico integrato. L’assemblea ha chiesto tempo per approfondire. E’ stata, in questo, unanime. E’ una richiesta legittima a cui, per quanto mi riguarda, ho inteso fissare unicamente un limite temporale”.