Altavilla – Una buona notizia, il piccolo Francesco ha una tutrice

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Altavilla Irpina – A distanza di quasi due mesi dal tentato infanticidio ad Altavilla Irpina, buone notizie per il piccolo Francesco Giuseppe Pio: il bambino riportò gravissime lesioni cerebrali alla nascita,in quanto rinchiuso dalla madre Francesca L. in un armadio. Il 19 marzo scorso alle ore 17.00 il bimbo è stato battezzato da Don Michele Bianco parroco di Torre le Nocelle. In una lettera aperta “Eroismo di una ragazza” viene raccontato non solo il calvario del bimbo che oggi ha quasi due anni ma anche la bontà d’animo di una donna di Avellino che all’indomani della tragedia fortunatamente sventata ha preso a cuore la storia di Francesco Giuseppe Pio. E’ stato per caso che Nilde S. un’insegnante del capoluogo irpino andando nel nido dell’Ospedale “Capone” ha soffermato lo sguardo su Francesco. Si è sentita subito attratta da lui ed ha chiesto informazioni. Portata a conoscenza della storia non è riuscita più a staccarsi dal bambino e, attraverso mille vicissitudini burocratiche, oggi è la sua tutrice. Grazie al suo interessamento Francesco si trova attualmente ricoverato presso l’Ospedale “Bambin Gesù ” a Roma dove da medici qualificati riceve le dovute cure. Era il 26 novembre del 2004 quando, con l’aiuto della cognata, Francesca L. venne ricoverata d’urgenza al “Capone” per emorragia: il professore del nosocomio di Via Ferriera (all’epoca l’ospedale non era stato ancora trasferito alla Città Ospedaliera) confermò la patologia come conseguenza di un parto. Francesca aveva da poche ore messo al mondo il piccolo Francesco. Ha sempre negato ed è stato grazie ai Carabinieri se la verità è stata scoperta ed il bimbo si è salvato. Oggi, in attesa dell’attività investigativa Francesco ha la sua tutrice. Nilde ormai vive per il bimbo. Dà a lui tutta se stessa. Si è sostituita alla mamma naturale a tutti gli effetti e… affetti, e spera che possa operare il ‘miracolo’ della guarigione. Nilde ogni settimana parte da Avellino, in compagnia della madre o del fratello, per raggiungere l’Ospedale nella Capitale. Un lungo viaggio per donare al piccolo il suo grande affetto, le sue carezze e quel sorriso che sin dalla nascita gli è stato negato.

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